WhatsApp annuncia tolleranza zero contro chiunque approfitti della sua piattaforma di messaggistica istantanea come megafono violandone le regole. La società che fa capo a Facebook ha modificato in questi giorni la sezione del proprio sito relativa alle domande e risposte sul servizio, e ha utilizzato questa occasione per comunicare agli utenti indisciplinati che da ora in poi si riserva il diritto di intraprendere azioni legali contro coloro che popolano la piattaforma senza tenere conto delle norme che ne regolano il funzionamento.

Whatsapp, spam e propaganda nel mirino

La comunicazione in realtà non riguarda la totalità degli utenti della piattaforma, ma una minoranza decisamente ristretta: le aziende e i soggetti che sfruttano programmi automatizzati per inviare in blocco messaggi (che si tratti di offerte pubblicitarie, truffe, spam o fake news) a un numero spropositato di numeri contemporaneamente. In Italia il fenomeno non è particolarmente diffuso, ma in Paesi come l'India tecniche simili sono state utilizzate anche a scopo di propaganda elettorale, e da tempo in effetti gli sviluppatori della società sono impegnati ad aggiornare in continuazione gli algoritmi che dai server di WhatsApp tentano di intercettare e bloccare questo genere di abusi. Come spesso avviene in ambito tecnologico però a ogni contromisura adottata sono sempre seguiti metodi più sofisticati per aggirarla.

Vietato inviarli, rischioso pubblicizzarli

Ecco perché il gruppo ha deciso di "usare tutte le risorse a propria disposizione – incluse quelle legali – per prevenire ogni utilizzo scorretto della piattaforma". Già da questi giorni WhatsApp sta valutando eventuali azioni legali nei confronti di chi sfrutta WhatsApp per inviare messaggi di massa, individuando potenziali violazioni basandosi sulle rilevazioni dei suoi algoritmi di controllo (e secondo quanto riferisce TechCrunch sono già partite le prime lettere di diffida). A partire dal 7 dicembre si riserverà inoltre il diritto di fare la stessa cosa con i soggetti per i quali gli indizi di violazione del regolamento non provengono dall'interno di WhatsApp: si tratta in questo caso di soggetti che pubblicizzano metodi per aggirare le limitazioni della piattaforma e vendono a terzi i propri servizi.