Cinque milioni di clienti raggiunti, per nove volte tra il 2015 e il 2016, da messaggi promozionali di Wind. Utenti che però non avevano mai concesso il consenso a ricevere queste comunicazioni o, addirittura, lo avevano negato. Per questo l’operatore telefonico dovrà pagare una multa pari a 600.000 euro imposta dal Garante della Privacy in seguito le numerose contestazioni che, dall’ottobre 2016, l’autorità ha rivolto verso Wind.

Sono ormai due anni che tra il Garante e Wind prosegue un braccio di ferro sulle campagne pubblicitarie che, tramite messaggi inviati direttamente agli utenti, porta avanti operazioni definite dall’autorità come promozionali e che per questo necessiterebbero del consenso da parte dei clienti. Wind, invece, sostiene che questi invii non rientrino nella categoria di quelli promozionali, ma in seguito ad una prima modesta multa comminata nel 2016 ha iniziato a chiedere ai propri clienti il consenso per le comunicazioni future.

Nei due anni successivi gli invii di questi messaggi sono quindi proseguiti da parte di Wind, che ha sempre spiegato come questa tipologia di comunicazione sia assimilabile al “soft spam”, una forma di contatto concessa dal Garante; per questo l’operatore si è appellato al Tar del Lazio per la multa ricevuta nel 2016. Nel frattempo l’autorità ha però deciso di proseguire con le sanzioni, imponendo una seconda sanzione di 600.000 euro spiegando che gli SMS inviati da Wind – ora fusa con Tre – hanno l’obiettivo di strappare l’autorizzazione a inviare materiale pubblicitario in futuro e potrebbero quindi essere inviati solo previa autorizzazione da parte del cliente. Anche perché, spiega il Garante, il “soft spam” può usare le email ma non gli SMS. Per quanto riguarda l’entità della multa, l’autorità aveva dapprima deciso per una cifra pari a 150.000 euro, ma viste le persone coinvolte (5 milioni in due anni) e le dimensioni di Wind Tre, ora primo operatore italiano, solo una cifra più alta poteva funzionare come deterrente per evitare comportamenti simili in futuro.