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E' davvero svilente scorrere i titoli dei principali blog tecnologici (inglesi e statunitensi) e constatare, dolorosamente, che le decisioni prese dalle istituzioni italiane in materia di Internet e tecnologia fanno ridere i polli, indignano gli addetti ai lavori e gettano nello sconforto i web-journalist che, ormai, non sanno più come commentare le notizie senza offendere la sensibilità di chi ha preso certe decisioni. Le recenti disposizioni Agcom in materia di web tv e web radio hanno, di fatto, equiparato Youtube (e tutti i servizi ad essao comparabili) ad una qualsiasi televisione, sottoponendolo quindi a tutti gli obblighi di legge che investono le TV. Il che significa, tanto per fare qualche esempio, che Youtube sarà soggetta a responsabilità editoriale per i contenuti pubblicati dai suoi utenti (!), dovrà concedere diritto di replica a chiunque si senta offeso dai suoi contenuti (!!) e dovrà rispettare l'orario di fascia protetta per non turbare i bambini (!!!). Due semplici parole: pura follia.

Il blog specializzato Techdirt titola in maniera decisamente inquietante: "E‘ tempo per Google di lasciare l'Italia? L'Italia annuncia che Youtube sarà responsabile di tutti i contenuti pubblicati". Insomma, come diceva Giorgio Gaber, peggio che da noi, solo in Uganda. All'interno del succitato post, l'autore non si fa alcuno scrupolo a dichiarare che il governo italiano non capisce nulla di Youtube e che sembra fare un'enorme fatica a comprendere come esso sia una semplice piattaforma per utenti e non un medium organizzato. Aggiunge anche che l'azienda di cui è proprietario il primo ministro italiano, Mediaset, non gradisce la concorrenza e che -forse- nelle norme varate in materia di Internet si possono riscontrare non poche ingerenze da parte della famiglia Berlusconi. Inoltre, ricordando come un giudice italiano si sia recentemente espresso a favore di Mediaset, all'interno di una causa intentata ai danni di Youtube, l'autore del post si lascia andare ad una feroce ironia, sottolineando che il nostro paese rimane pur sempre il luogo in cui un politico -Salvatore Cuffaro- intendeva denunciare gli utenti per i commenti postati ad un video che lo vedeva protagonista, nonché il luogo in cui un giudice ha condannato Google per i contenuti violenti presenti in un filmato pubblicato da alcuni bulletti idioti su Google Video. Ancora una volta, bastano due parole: figura barbina.

Ma Techdirt non è certo l'unico blog specializzato che si diverte a prendersi gioco delle decisioni dell'Agcom. Nel post dedicato all'intera faccenda, infatti, il famoso sito tech Engadget sente l'esigenza di rassicurare i cittadini statunitensi dicendo: "se siete preoccupati del fatto che una tale pazzia possa varcare i confini degli Stati Uniti, rilassatevi – la legge che tanto amate odiare è dalla vostra parte". Ancora due parole bastano a sintetizzare la fama dell'Italia in questo momento: zimbello mondiale.

Credete sia tutto? Assolutamente no. A quanto pare, le delibere dell'Agcom sono riuscite a riunire tutti i commentatori tech in una sorta di ilarità collettiva che sembra non avere confini. Prediamo il commento di Mike Norris sul blog Erictric, in questo caso non ci viene concessa neppure la soddisfazione di generare indignazione: "Suppongo che, prima o poi, tutto questo fosse destinato ad accadere in Italia […] la decisione è stata senza dubbio alimentata dalla causa di 500 milioni di euro, tutt'ora in corso, intentata dal primo ministro Silvio Berlusconi per via di alcuni materiali protetti da copyright che sono stati caricati su Youtube da parte di utenti finali". A rincarare la dose ci pensano TechBlorge, che titola: "Il giro di vite dell'Italia contro Youtube continua: ora è una stazione TV" e GeekoSystem, che redige un sconfortato ed incredulo post commentato così da un utente: "Credo che gli italiani farebbero meglio a svegliarsi e annusare un espresso, questo tizio (Berlusconi, n.d.r) somiglia moltissimo a Benito Mussolini". Due parole: meglio nascondersi.

E concludiamo con un commentatore italiano, Stefano Quintarelli, che sul suo Quinta's web blog scrive un post dal titolo: "Se Youtube è una TV, io sono Socrate". Mettendo in ridicolo lo pseudo-sillogismo secondo cui: Se Youtube è un servizio media, e la Tv è un servizio Media, allora Youtube è una TV. Allo stesso modo, dice Quintarelli: Se Socrate è un uomo, e Io sono un uomo, allora Io sono Socrate.

Senza (più) parole. Neppure due.