Il potere delle fake news, dimostrato sulla pelle (e con la pelle) di qualcuno che le fake news sta avendo qualche problema a combatterle: Mark Zuckerberg. In questi giorni il fondatore di Facebook si è trovato protagonista involontario di una clip pubblicata su Instagram, nella quale le sue sembianze e una riproduzione della sua voce sono state utilizzate come tramite per un discorso in realtà mai pronunciato, eppure diventato virale in poco tempo.

Come Zuckerberg tanti altri

Si tratta di un ennesimo caso di deepfake, una tipologia di video nella quale vengono utilizzati algoritmi di intelligenza artificiale per generare effetti di modifica grafica avanzati – come l'applicazione di volti noti su corpi di altre persone, oppure la riproduzione di movimenti facciali mai avvenuti. La clip in questione – della quale ha dato per primo notizia Motherboard – è frutto del lavoro degli artisti Bill Posters e Daniel Howe in collaborazione con l'agenzia israeliana specializzata in intelligenza artificiale Canny e si può definire dunque alla stregua di un'opera di sensibilizzazione sul tema.

In particolare il video dura pochi secondi e sulla base di una vecchia clip di Zuckerberg applica una tipologia di algoritmo sviluppata da Canny e battezzata Video Dialogue Replacement, specializzata nel far pronunciare ai soggetti nel mirino parole e frasi mai usciti dalla loro bocca. Come molti dei sistemi basati su machine learning, al software basta immagazzinare un numero sufficientemente elevato di informazioni sulla vittima, per essere poi in grado di riprodurne le adeguate fattezze in corrispondenza delle vocali e delle consonanti pronunciate nelle frasi applicate al flusso video.

Il pericolo dei deepfake

Il risultato è inquietante ma Facebook ha deciso di non rimuoverlo da Instagram, limitandosi a ridurne la portata come tenta di fare con tutti i contenuti catalogati come dannosi. Le parole e le immagini del finto Zuckerberg restano dunque online come monito per chiunque sottovaluti il potere persuasivo di contenuti fasulli peraltro destinati a diventare sempre più convincenti: "immaginate un solo uomo, con il controllo totale dei dati di miliardi di persone: i loro segreti, le loro vite, il loro avvenire. Devo tutto questo a Spectre", che poi è il nome della mostra allestita dai due artisti sul tema. "Spectre mi ha mostrato che chiunque controlli i dati, controlla il futuro".