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Di recente Facebook, ospitando un gruppo di giornalisti presso la sede di New York per parlare di quanto la piattaforma sta facendo per contrastare le fake news, aveva chiarito che, in nome della libertà di parola che va garantita a chiunque, le bufale non vengono cancellate ma solo nascoste. Il falso, secondo questa visione, viene quindi contemplato, reso meno visibile, ma non va eliminato. Una posizione che ha destato qualche polemica. Molte più polemiche stanno invece generando alcune dichiarazioni di Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, rilasciate durante un'intervista al sito Recode. Affermazioni che fanno il paio con quanto affermato da John Hegeman, capo del news feed di Facebook, e dalla product specialist Sara Su qualche giorno fa. Zuckerberg ha rimarcato il concetto che su Facebook le notizie false non verranno mai cancellate, saranno soltanto rese meno visibili. E ha aggiunto che Facebook offrirà spazio ai negazionisti dell'Olocausto, a InfoWars e ai creatori di bufale in generale solo perchè "non credo che si stiano sbagliando intenzionalmente". Dichiarazioni che hanno generato lo sdegno delle comunità ebraiche al punto che lo stesso Zuckerberg ha poi dovuto precisare le sue dichiarazioni: "Non difendo chi nega l'Olocausto, il nostro obiettivo è quello di evitare che le fake news di diffondano".

Facebook negli ultimi mesi ha continuamente rilasciato strumenti, idee e soluzioni per cercare di contrastare il fenomeno delle fake news, esploso in maniera rilevante proprio sulla piattaforma di Mark Zuckerberg in occasione delle elezioni presidenziali Usa del novembre 2016. Le proposte di Facebook in effetti non hanno mai preso in considerazione l'idea di rimuovere per intero il fenomeno. Prova di questo pensiero se ne è avuta nel recente incontro con i giornalisti nella sede di New York, dove è stato chiarito che Facebook, in nome della libertà di parola, non provvederà a cancellare le fake news, ma solo a renderle meno visibili.

A supportare questo pensiero ci ha pensato anche il fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg che, durante un'intervista a Recode, ha reso ancora più chiaro l'idea che ha a riguardo. Dichiarazioni che hanno generato molte polemiche, costringendo Zuckerberg poi ad aggiustare il tiro. Ma resta il fatto che Facebook è il luogo in cui tutti hanno voce, anche chi dice il falso.

Durante l'intervista Zuckerberg ha dichiarato in sostanza che, su sollecitazione dell'intervistatrice proprio sull'Olocausto, Facebook darà voce a chiunque non arrechi danno a qualcuno, anche esprimendo idee in contrasto con altri. "La gente potrà non essere d'accordo con quel contenuto o trovarlo offensivo, ma questo non significa che noi dobbiamo renderlo visibile". Non è una posizione nuova, già qualche anno fa Facebook aveva dovuto affrontare il problema dei negazionisti dell'Olocausto ribadendo in principio che sulla piattaforma si può discutere di tutto , anche di idee fortemente contrastanti.

Zuckerberg ha voluto sottolineare due principi: "C'è dare voce alle persone, in modo che possano esprimere le loro opinioni. Poi, c'è da mantenere la comunità al sicuro, che penso sia davvero importante. Non permetteremo alle persone di pianificare la violenza o di compiere azioni cattive. In questo contesto, tali principi hanno dei veri e propri compromessi e un vero e proprio tiro alla fune l'uno sull'altro. In questo caso, riteniamo che la nostra responsabilità sia quella di evitare che le bufale diventino virali e si diffondano ampiamente".

Per Zuckerberg quindi vale tutto: "L'approccio che abbiamo adottato rispetto alle fake news non è quello di non dire, non il fatto che non si possa dire qualcosa di sbagliato su internet. Penso che sarebbe troppo estremo. Ognuno di noi sbaglia, e se noi cancellassimo gli account delle persone quando dicono cose sbagliate, allora sarebbe più difficile dare alle persone una voce. Ma allo stesso tempo, penso che abbiamo la responsabilità di, quando si guarda … se si guarda alle prime cento cose che sono virali o vengono distribuite su Facebook entro un dato giorno, penso che abbiamo la responsabilità di fare in modo che questi non siano bufale e palese disinformazione".

La precisazione di Mark Zuckerberg

Di fronte alle polemiche sollevate dalle sue dichiarazioni, Zuckerberg è stato poi costretto ad aggiustare il tiro, anche di fronte alla richiesta della Anti-Defamation League, organizzazione non governativa internazionale ebraica, che ha invitato Zuckerberg a "non disseminare idee sulla negazione dell'Olocausto".

"Personalmente trovo la negazione dell'Olocausto profondamente offensiva" – ha dichiarato Zuckerberg – "e non avevo assolutamente intenzione di difendere l'intento di chi lo nega. Il nostro obiettivo con le notizie false non è quello di impedire a chiunque di dire qualcosa di falso – ma di fermare le notizie false e la diffusione di disinformazione attraverso i nostri servizi. Se qualcosa si diffonde e viene valutato falso dai controllori dei fatti, perderebbe la maggior parte della sua distribuzione nei News Feed. E naturalmente, se un post attraversasse la linea di demarcazione per difendere la violenza o l'odio contro un particolare gruppo, verrebbe rimosso. Si tratta di questioni molto impegnative, ma credo che spesso il modo migliore per combattere i cattivi discorsi offensivi sia quello di parlare bene".

Una posizione che non fa altro che ribadire il concetto iniziale, ossia che Facebook non cancella nulla, neanche le opinioni condivise sulla piattaforma che negano l'Olocausto, ma punta solo a nasconderle.