"Fornire alle persone la possibilità di condividere e rendere il mondo più aperto e connesso". La mission di Facebook è stata ripetuta così tante volte che ormai chiunque si trovi a lavorare con il social network di Menlo Park la conosce a memoria. Un approccio che nel corso degli anni, e in particolare negli ultimi mesi, ha mostrato gli inevitabili problemi che un obiettivo così "generico" può comportare. Problematiche che oggi, in una lunga e profonda lettera pubblicata da Zuckerberg, il fondatore e CEO dell'azienda ha esposto con l'obiettivo di dare il via ad una nuova era del social network.

"In tempi come questi, la cosa più importante che possiamo fare in Facebook è sviluppare un'infrastruttura sociale per dare alle persone il potere di costruire una comunità globale che possa funzionare per tutti noi" ha scritto Zuckerberg sul suo profilo. Proseguendo nel cammino, spiega il CEO, l'azienda non dovrà fermarsi al connettere le persone, ma dovrà considerare cosa succede dopo che lo avrà fatto e cercare di gestire gli effetti al meglio. Per questo il social network ha frammentato la sua nuova mission in 5 obiettivi principali per le comunità sociali, che dovranno essere incoraggianti, sicure, informate, civili e inclusive.

I know a lot of us are thinking about how we can make the most positive impact in the world right now. I wrote this…

Pubblicato da Mark Zuckerberg su Giovedì 16 febbraio 2017

"Nel corso dell'ultimo decennio Facebook si è focalizzato sul connettere gli amici e le famiglie" ha continuato Zuckerberg. "Con queste fondamenta, il nostro prossimo obiettivo è quello di sviluppare una infrastruttura sociale per l'intera comunità". Il CEO ha utilizzato il termine "infrastruttura sociale" 14 volte nel testo, senza però mai specificare realmente la natura di questo elemento. Sicuramente Facebook è ad oggi il social network più avvantaggiato per quanto riguarda le comunità, ma il lavoro da fare c'è ed è enorme: Zuckerberg ha spiegato di voler investire di più nei Gruppi, nella risposta agli utenti che vogliono suicidarsi e focalizzarsi maggiormente sulle realtà locali.

Ma anche nella risposta alla diffusione delle bufale, un elemento che nel corso degli ultimi mesi ha portato diversi grattacapi al social network e ha visto una iniziale reticenza di Zuckerberg nell'ammettere il ruolo del social nella diffusione delle fake news. Nella lettera, invece, il CEO ammette che i social network possono avere un ruolo nella  polarizzazione dell'utenza: "Da un lato si concentra l'attenzione sul messaggio e lo espone a molte persone, dall'altro semplifica eccessivamente gli argomenti e li spinge verso l'estremo" ha scritto. "Il sensazionalismo sposta le persone dalle opinioni sfumate verso gli estremi. Sono molto preoccupato dal sensazionalismo dei media".

La presa di posizione di Zuckerberg è fondamentale, perché riconosce la verità più scomoda riguardo a Facebook, cioè che può spingere gli utenti verso i punti di vista politici più estremi. Lo fanno anche la radio, la televisione e Twitter, ma con i suoi 1,86 miliardi di utenti Facebook è supportato da una grandezza che semplicemente le altre piattaforme non hanno. Così Zuckerberg si è deciso a rispondere a questa problematica "fornendo prospettive e non presentando semplicemente entrambi gli schieramenti" e modificando l'algoritmo in modo da renderlo in grado di riconoscere il sensazionalismo di un articolo, diminuendo la viralità del contenuto all'interno della piattaforma. Secondo Zuckerberg sarà anche necessario che gli utenti partecipino in una sorta di democrazia, voltando e partecipando ad esperimenti riguardanti la gestione della comunità.

"Ora nel mondo ci sono persone lasciate indietro dalla globalizzazione e movimenti che spingono per il tirarsi indietro dalla connessione globale" continua. "Ci sono dubbi sul fatto possiamo creare una comunità globale che funzioni per tutti e se il nostro percorso futuro è quello di collegare di più o di invertire la rotta". Quello di Zuckerberg, oltre ad una sorta di aggiornamento della mission, sembra anche essere un manifesto anti-Trump, nonostante il fondatore non faccia mai riferimenti concreti al nuovo Presidente degli Stati Uniti. "Voglio concentrarmi sulla questione più importante di tutte: stiamo costruendo il mondo che vogliamo?".