L'aumento delle trasmissioni in diretta dei suicidi di alcuni utenti dei social network sta preoccupando la comunità di psicologi, secondo la quale la diffusione di questa tipologia di contenuti potrebbe spingere altri utenti a compiere lo stesso gesto. Lo spiega Richard McKeon, responsabile dell'unità prevenzione suicidi della Substance Abuse and Mental Health Services Administration, una divisione del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti. Quella di McKeon, però, è solo una delle realtà preoccupate dalla diffusione di questa pratica sui social network, in particolare Facebook.

"Ci preoccupano, da diversi punti di vista" ha spiegato McKeon. "Naturalmente è sconvolgente, ma la nostra preoccupazione principale è il fatto che può potenzialmente portare a quello che noi definiamo suicidio contagioso". In breve, secondo gli psicologi l'esposizione a molteplici suicidi di amici, parenti o sconosciuti attraverso i media può portare ad un aumento degli stessi. Sia l'esposizione diretta che indiretta, spiegano, può influenzare gli individui più suscettibili, soprattutto gli adolescenti e i più giovani in generale. Nel solo ultimo mese almeno tre persone si sono uccise in diretta sui social network, da un ragazzo di 33 anni ad una ragazzina di 14 anni.

Secondo McKeon questa diffusione è preoccupante perché, se negli anni è già stato dimostrato l'impatto dei titoli di giornale riguardanti i suicidi sui più suscettibili, in questo caso si parla di assistere in diretta ad un video che ne mostra uno. "Potrebbe normalizzare la morte per suicidio perché la si guarda su internet in diretta" prosegue lo psicologo. "Può avere un forte impatto su chi sta pensando al suicidio ma non ha ancora agito: una diretta può agire come innesco per un tentativo concreto". Un problema che peraltro rende ancora più complessa la gestione delle dirette da parte di Facebook, che provvede a nascondere gli streaming non conformi appena vengono segnalati inviando una notifica alle autorità nel caso in cui la situazione richieda una risposta immediata. Spesso, però, le tempistiche non sono abbastanza rapide.

"Prendiamo molto seriamente la responsabilità di tenere le persone al sicuro su Facebook e lavoriamo con le organizzazioni mondiali per fornire assistenza alle persone in pericolo" ha spiegato il social network in una nota. "I nostri standard della comunità riportano quali contenuti possono essere condivisi su Facebook. Il nostro team lavora tutto il giorno per analizzare i contenuti riportati dagli utenti e abbiamo un sistema che assicura che i contenuti sensibili vengano gestiti velocemente". Nel 2015 si sono suicidate 44.193 persone. Secondo gli psicologi i social network possono però aiutare a fornire supporto alle persone in difficoltà. "Più possibilità abbiamo di raggiungerli, meglio è" continua. "Queste piattaforme tecnologiche ci forniscono ulteriori opportunità di salvare delle vite". Per esempio fornendo segnali, attraverso post e frasi, che possano indicare una volontà suicida.