Sarà Torino la prima città a supportare il 5G in Italia. Le reti mobile di nuova generazione arriveranno anche nel Bel Paese con un progetto che punta a renderle accessibili a tutti gli utenti entro il 2022, con due anni di ritardo nei confronti del resto dei paesi europei, dove i lavori dovrebbero portare ad avere una rete operativa entro il 2020. A Torino, però, il 5G potrebbe arrivare ancora prima, anche nel 2018 secondo il progetto di sperimentazione approvato dalla giunta che prevede un protocollo d'intesa tra la città e TIM. Sarà la prima rete commerciale in Italia a supportare le nuove frequenze.

Inizialmente, stando al progetto presentato dall’assessora all’Innovazione e Smart City Paola Pisano, il 5G sarà disponibile per 3.000 utenti all'interno dell'area urbana di Torino e sarà gestito da TIM. Il programma segue l'action plan proposto dalla Commissione Europea e il progetto presentato recentemente per portare le reti 5G in tutta Italia . "Si tratta di un'importante opportunità per una città che vuole continuare ad essere un territorio aperto all'innovazione" ha spiegato la Pisano. "Anche e soprattutto attraverso iniziative economiche e produttive ad alto contenuto tecnologico". Non è la prima volta che Torino viene scelta per sperimentare nuove tecnologie: nel caso del Virtual Radio Access Network, anch'esso parte della futura rivoluzione del 5G, era stato proprio il capoluogo piemontese ad essere stato scelto da TIM per i test.

Ma a cosa serve il 5G? Se il 4G ha portato ad un considerevole aumento della velocità di connessione, oltre ad alleggerire il carico della rete 3G, la prossima evoluzione si pone come obiettivo quello di diventare lo standard per le tecnologie mobile del futuro, anche al di fuori della sfera degli smartphone. Dalla realtà virtuale all'Internet delle Cose, il network di oggetti sempre connessi che possiamo controllare dalla distanza. In assenza di una rete WiFI sarà il 5G a fornire una soluzione di connessione mobile efficiente. Per fare in modo che ciò avvenga senza problemi, però, "la transizione deve essere pianificata con ampio anticipo al fine di permettere a tutti gli interessati di conoscere con certezza le modalità e le tempistiche del processo di modifica dello spettro frequenziale" spiega l'Antitrust.