Twitter ha un problema che ormai non può più ignorare. L'ultima trimestrale è in caduta libera, in ogni senso possibile: valore delle azioni, guadagni pubblicitari, utenti. Ogni elemento del social network è in calo o in stallo, sottolineando una situazione che ormai procede da mesi, da ben prima della celebrazione dei 10 anni di un social network nato con grandi promesse, ma che non è mai riuscito a mantenerle davvero. Soprattutto dal punto di vista degli investitori. Ad un decennio dal lancio Twitter sta mostrando tutte le sue criticità e, se il suo appeal continuerà a crollare, potrebbe essere il primo grande social network del nuovo millennio a fallire. Perché Twitter è un successo culturale, ma un fallimento commerciale.

Prima o poi, d'altronde, dovrà succedere: anche MySpace e MSN sembravano inaffondabili, ma alla fine sono stati inevitabilmente sommersi dall'arrivo di nuove proposte, diventando a tutti gli effetti obsoleti. Oggi Twitter si trova in una situazione complessa, se non preoccupante: dal punto di vista aziendale, nonostante la sua attività decennale, il social network continua a faticare a generare profitti, mentre da quello sociale sta piano piano perdendo mordente nei confronti di altre proposte che continuano ad incrementare il loro predominio. Snapchat, nonostante lo scontro con Facebook, continua a crescere, mentre la creatura di Zuckerberg sta sfiorando i 2 miliardi di utenti e tutto il pacchetto di applicazioni sotto l'ala di Facebook è in piena forma. Twitter ha sempre dimostrato di poter restare a galla, ma a costo di lasciarsi alle spalle debiti monumentali. L'ultima trimestrale ha sottolineato ancora una volta la complessità di una situazione che ormai va gestita, in un modo o nell'altro.

twitter utenti in calo

Il management è probabilmente il problema principale di Twitter in questo momento. Jack Dorsey, CEO del social network da 2 anni e co-fondatore dell'azienda, si è ormai dimostrato incapace di portare quel cambiamento che a questo punto risulta fondamentale per il social network. Il più grande lato negativo della gestione di Dorsey è il suo voler tenere un piede in due scarpe: ad oggi non è solo il CEO di Twitter, ma anche quello di Square, azienda che ha fondato dopo aver lasciato inizialmente il social network e che sta attraversando un altrettanto difficile periodo. Oggi, per il bene di entrambe le aziende, il CEO dovrebbe fare una scelta: lasciare una delle due realtà e dedicarsi a tempo pieno all'altra. Dovrebbe seriamente pensare a Twitter, oppure lasciarlo nelle mani di qualcun altro.

D'altronde la posta in gioco è ormai altissima. Twitter non tira più come un tempo, se non nell'ambito del commento dal vivo e, anche in questo caso, spicca particolarmente solo nello sport. Non è un caso se nel 2016 l'azienda ha annunciato forti partnership con le maggiori competizioni mondiali. Ma basterà? Se si guarda l'ambito italiano, è impossibile non notare che quest'anno Sanremo ha ottenuto un'attenzione elevata non solo su Twitter, ma anche su Facebook, che in molti hanno scelto per commentare dal vivo il festival canoro. Sono dettagli, ma che evidenziano l'affanno che caratterizza Twitter anche in quello che dovrebbe essere il suoi campo principale.

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Senza contare l'elemento davvero responsabile della perdita di appeal del social network: i media. Testate e giornalisti sono così ossessionati da Twitter che ormai sono diventate delle copie carbone di tutti i tweet che contano a livello politico e di intrattenimento. Un esempio: se Trump twitta, tutti i media riporteranno il tweet, rendendo futile l'azione di aprire il social network. In questo modo paradossalmente molti più utenti vedranno il tweet su Facebook e non su Twitter perché condiviso da un giornale. L'ossessione della stampa nei confronti di Twitter unita all'impostazione del social network ha generato un paradosso che, insieme ai grandi problemi, anche economici, che lo stanno affliggendo, rischiano di affossarlo definitivamente. Twitter deve imparare a cambiare se stesso senza perdere la sua identità, ma deve farlo prima di oltrepassare il punto di non ritorno. Che ormai è sempre più vicino.