I risultati non definitivi di uno studio federale sui pericoli delle radiazioni cellulari indicano un parziale collegamento tra le onde emesse dai dispositivi e rare tipologie di tumori nei ratti. La ricerca condotta dal National Toxicology Program è stata pubblicata nel corso degli scorsi giorni in forma parziale, mentre la pubblicazione completa non sarà disponibile prima del 2017. Stando ai dati inizialmente diffusi dai ricercatori, le radiazioni avrebbero "probabilmente" provocato lo sviluppo di gliomi al cervello e neurinomi al cuore dei ratti utilizzati per l'esperimento.

Durante l'esperimento i ratti sono stati inseriti all'interno di contenitori esposti per nove ore al giorno a radiazioni di differenti intensità. Questo è avvenuto da prima della nascita fino al secondo anno di vita. Parallelamente i ricercatori hanno allevato ratti senza esporli alle radiazioni, i quali si sono resi necessari per confermare l'eventuale presenza di tumori esclusivamente negli esemplari contaminati. Dei ratti esposti alle onde elettromagnetiche, tra il 2 e il 3 percento hanno sviluppato un glioma al cervello, mentre tra il 5 e il 7 percento hanno mostrato un neurinoma al cuore.

"Queste scoperte sembrerebbero supportare le conclusioni della International Agency for Research on Cancer riguardo al possibile potenziale cancerogeno delle radiazioni cellulari" si legge nello studio. "Vista la diffusione dell'utilizzo di dispositivi mobile, anche un piccolo aumento dell'impatto delle onde elettromagnetiche sulla nostra salute può avere gravi implicazioni per la salute pubblica". Nel 2011 la IARC ha inserito le radiazioni cellulari nella categoria 2B, cioè "possibilmente cancerogena per l'uomo", al pari del caffè. La pubblicazione parziale dello studio ha sollevato nuovamente il polverone mediatico attorno alla questione della supposta pericolosità delle radiazioni emesse dai cellulari. Fino ad oggi alcuni studi non hanno trovato indizi di un possibile impatto di queste onde sulla salute degli utilizzatori, mentre altri hanno individuato indizi frammentari. Il risultato è che tuttora mancano prove reali e certe sulla pericolosità o meno dei cellulari.

ratti-test

Lo studio pubblicato dal National Toxicology Program, per esempio, ha esposto i ratti a livelli di radiazioni nettamente più alti rispetto a quelli ai quali siamo soggetti durante un utilizzo normale degli smartphone. I dati indicano peraltro degli elementi che alcuni esperti hanno definito "strani"; per esempio il fatto che i tumori si siano manifestati sono negli esemplari maschi, ma anche che, al contrario di quello che si potrebbe pensare, i ratti colpiti dalle radiazioni hanno vissuto più a lungo di quelli rimasti "al sicuro". Questi ultimi, peraltro, non hanno mostrato nemmeno percentuali minime di presenza di tumori, come invece avvenuto nel corso delle altre ricerche simili.

"Sfortunatamente non sono presenti abbastanza dettagli per valutare appieno il rapporto, viste anche le critiche della comunità scientifica" ha spiegato Rodney Croft, direttore dell'Australian Centre for Electromagnetic Bioeffects Research. "È importante sottolineare che i risultati non sembrano essere consistenti con i tassi legati allo sviluppo dei tumori nella popolazione umana né con la maggior parte delle altre ricerche". Cosa indica, quindi, questo studio? In realtà nulla di preciso, se non una possibile e parziale correlazione tra radiazioni cellulari e tumori nei ratti. Quella pubblicata dal National Toxicology Program è una ricerca ancora al primo step, quindi bisognerà attendere la pubblicazione completa dello studio per comprenderne davvero la portata e per capire se questi dati possono essere applicati anche agli umani.