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Venture Capital, la parola tocca agli investitori

Una ricerca di uno studente della LUISS di Roma fa il quadro generale delle attese e delle pretese del mondo del venture capital nei confronti delle startup alla ricerca di finanziamenti. I fondi non mancano, ad essere carenti sono soprattutto le competenze manageriali.

Venture Capital, la parola tocca agli investitori.

Negli ultimi mesi Tech Fanpage ha seguito alcuni dei più importanti appuntamenti che hanno visto convergere il fiorente mondo delle startup italiane con quello degli investitori. A partire dal Working Capital Tour, passando per Mind The Bridge, gli incontri tra il venture capital ed i progetti e le idee dei giovani talentuosi hanno rilevato due importanti aspetti di questo particolare ecosistema.

Il primo è che le idee valide non mancano di certo (e questo si sapeva già) ma non mancano neanche i fondi, a differenza di come spesso si è portati a pensare. L’Italia non è certo il paradiso delle startup, ma la situazione non è desolante come si crede e non sono pochi i soggetti interessati ad investire, un trend anzi che segna una forte crescita con ampie previsioni già a partire dal prossimo anno.

Dunque, le idee non mancano e nemmeno i soldi; dov’è il problema? Matteo Panfilo, studente di economia alla Luiss di Roma, ci spiega in parte dove il meccanismo si inceppa. Da un’intervista a dieci trai principali fondi che operano in Italia, si scopre che la maggior parte dei progetti, pur supportati da idee valide e innovative, viene scartato per una mancanza di adeguata formazione manageriale.

In poche parole nelle priorità degli startupper spesso non trovano spazio un business plan adeguato ed una strategia marketing precisa e soddisfacente, requisiti fondamentali perchè gli investitori decidano di mettere mano al portafogli.

I fondi dopotutto non mancano; in tre anni sono stati fatti investimenti in oltre 180 progetti differenti a fronte di 11mila richieste di finanziamento e tuttora rimangono ancora da assegnare 320 milioni di euro nei prossimi due anni e mezzo. La media degli investimenti è di 3 milioni (con picchi fino a 5), con un quota controllata dal venture capitalist del 30%.

Insomma un bel gruzzoletto a disposizione delle startup, a condizione che queste siano supportate da un’adeguata struttura manageriale, per dare agli investitori maggiore tranquillità anche in vista di exit strategy come fusioni e acquisizioni.

Oltre ad auspicare una maggiore responsabilità da parte degli startupper perchè presentino progetti affiancati da piani aziendali adeguati, il mondo del venture capital non resta a guardare e sono molte le manifestazioni e gli eventi (come Vulcanica-Mente, che partirà a metà febbraio) dedicati proprio alla formazione dei giovani talentuosi per renderli in grado di trasformare una buona idea in un valido business.

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