Come nel film Matrix, ma nella realtà. Che di reale avrebbe però ben poco. È la teoria diffusasi tra filosofi, ricercatori e persino miliardari della Silicon Valley: il nostro mondo non sarebbe reale ma solo una simulazione digitale realizzata dai nostri discendenti futuri per rivivere il passato. Assurdo? Forse, eppure c'è chi ci crede e sostiene che questa eventualità non solo è possibile, ma anche inevitabile. La possibilità che la nostra vita non sia solo una simulazione digitale sarebbe una su un miliardo; in breve, quasi sicuramente siamo solo una proiezione virtuale. A dirlo è Elon Musk, fondatore di Tesla e Space X che già progetta di portarci su Marte.

Ma da cosa nasce questa fantasiosa teoria? Innanzitutto proprio dai progressi tecnologici che caratterizzano il nostro mondo, dall'evoluzione sempre più veloce delle intelligenze artificiali e dall'avvento della realtà virtuale. Sarebbero queste le fondamenta che, in futuro, potrebbero portare alla realizzazione di menti artificiali grazie alle quali simulare un intero universo. O meglio, secondo la teoria questi sistemi sono già stati realizzati dai nostri discendenti tra migliaia di anni, noi staremmo solo ripetendo i loro passi in attesa di arrivare ad una tecnologia così avanzata da consentire la creazione di un vero e proprio Matrix.

Il secondo pezzo del puzzle è rappresentato dalla potenza di calcolo che, in futuro, potrebbe consentire la realizzazione di sistemi estremamente complessi in grado di gestire non una ma milioni di intelligenze artificiali consapevoli di sé. Secondo il filosofo e futurista di Oxford Nick Bostrom, uno dei sostenitori della tesi della simulazione, in futuro la civiltà potrebbe utilizzare nanomacchine per trasformare interi pianeti e lune in enormi computer planetari, utilizzando questa potenza per avviare e gestire la simulazione in cui ci troveremmo ora. Come in un videogioco, quindi, ma estremamente complesso e sfaccettato tanto che chi ci vive dentro non si accorgerà mai della sua "prigione virtuale".

A crederci non è solo lo studioso, ma anche una serie di futuristi, scrittori e imprenditori che immaginano un mondo futuro dove l'umanità ha superato le barriere corporee trovando il modo di trasferire la propria coscienza all'interno di una macchina. Il futuro postumano avrebbe convinto anche due miliardari (anonimi) della Silicon Valley, che starebbero finanziando diverse ricerche per scoprire se il nostro universo è davvero frutto di una simulazione digitale. A sostenere la tesi è anche la Bank of America, che il mese scorso ha sottolineato come la probabilità di trovarsi in un mondo virtuale si aggiri tra il 20 e il 50 percento. "Forse dovremmo essere felici di essere in una simulazione" ha spiegato Musk. "Perché in futuro o riusciremo a creare una simulazione di questo tipo o la nostra civiltà cesserà di esistere. Queste sono le due opzioni".

L'ipotesi, che ormai sfiora la sfera del complotto universale, viene snocciolata anche da un articolo del The New Yorker, dove l'autore sottolinea come le strade in grado di portarci alla creazione di un universo digitale sono innumerevoli, dalla pura curiosità al business. D'altronde, come narrato dalla pubblicazione scientifica (e speculativa) The Age of Em, la possibilità di "copiare" una persona in una macchina potrebbe portare, per esempio, alla duplicazione di determinate figure professionali: in questo modo un'azienda potrebbe assumere un solo ingegnere talentuoso per poi copiarlo più volte per ottenere maggiore forza lavoro, magari scegliendo di farlo quando l'originale è appena tornato dalle ferie per avere una schiera di dipendenti freschi e riposati.

A chiudere la lista di personaggi interessati a questa teoria è l'ormai conosciuto astrofisico americano Neil deGrasse Tyson, che non parla di un mondo virtuale ma di un intero universo digitale. Lo ha fatto durante l'Isaac Asimov Memorial Debate al Museo di storia naturale di New York, dove ha spiegato di credere che questa probabilità "sia molto elevata". Insomma, forse a farci finire dentro ad una simulazione non sono state macchine coltivatrici, ma noi stessi. Un'ipotesi al limite dell'assurdo, ma che sta incuriosendo diverse figure di spicco.