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35 dollari per un tablet Android: la tecnologia accessibile arriva dall’India

Un tablet da 45 dollari sta per invadere l’India, portando la tecnologia a portata di tutti. Anche l’Africa comincia lentamente ad accedere all’innovazione e finalmente il mondo intero raccoglie i frutti del progresso.
A cura di Anna Coluccino
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accessibilità  tecnologica in india

Nessuna rivoluzione scientifica può assumere un significato davvero pieno se non diventa accessibile a tutti. Questo vale, in modo particolare, per la ricerca medica e farmaceutica ma dev'essere applicabile anche in campo tecnologico.

Certo, se da un lato l'accessibilità a una scoperta come quella di un vaccino salvavita è in grado di preservare "istantaneamente" milioni di vite e non può essere paragonata alla possibilità di acquistare un device di ultima generazione, è pur vero che la tecnologia ha migliorato moltissimo le nostre esistenze e -oggi- fa la differenza tra chi può accedere liberamente a cultura e informazione e chi non può. Molto spesso si rischia che siano proprio ignoranza e censura a uccidere, e non sarebbe certo la prima volta.

Censura e ignoranza fanno più morti del cancro, ma nessuno sembra volerli quantificare.

Che l'India sarebbe stato il prossimo cuore pulsante dell'innovazione tecnologica è qualcosa che andiamo dicendo da un po' di tempo e, in verità, per comprendere quanto ciò sia vero basta guardare al numero di indiani che affolla i grandi colossi informatici in qualità di semplici "collaboratori" e chiedersi: quando queste persone decideranno di far ritorno in patria, cosa potrebbero mai inventarsi?

Al momento, sebbene il ritorno in massa dall'esodo sia ancora escluso, l'India comincia finalmente il suo percorso verso l'affermazione di un'identità tecnologica precisa che non corrisponde più, esclusivamente, alla messa a disposizione di terzi di un know how che tutti sappiamo essere straordinario, ma alla creazione di innovazione ex novo. E lo fa -prima di tutto- partendo dal concetto di accessibilità della tecnologia, il che, in un paese devastato dalle contraddizioni e dall'evidente spaccatura che esiste tra un primo e un terzo mondo che convivono porta a porta, è un punto di partenza giusto quanto necessario.

“ Nessuna rivoluzione scientifica può assumere un significato davvero pieno se non diventa accessibile a tutti. ”
Albert Einstein
Del resto, se davvero si vuole che il genio creativo di Steve Jobs sia fino in fondo rivoluzionario, occorre portare a tutti quanto da lui inventato.

E allora ecco comparire un tablet da 35 dollari  che si chiama Aakash (cielo) e che verrà regalato dal governo indiano agli studenti. Il dispositivo è ovviamente touchscreen e si basa su Android; verrà commercializzato al prezzo di 35 dollari (e calcolando le tasse arriverà intorno ai 45 dollari). La qualità del device sempre più che accettabile anche se, al momento, supporta solo il wifi. Nel caso si preferisca il modulo Gprs e la connettività gratuita, esiste un secondo modello (da circa 60 dollari) che si chiama Ubislate.  Entrambi i dispositivi hanno 2 giga di hard-disk, 265 mega di ram, lo schermo da 7 pollici e sistema operativo Android Froyo.

Indian Tablet a 35 dollari

Tecnologia a portata di tutti

Che il mercato indiano, così come quello africano, in cui si stima una crescita del mercato mobile (relativo a smartphone e tablet) pari al 50%, sia terreno fertile per Android e non certo per Apple è evidente. Volendo soprassedere sul costo dei dispositivi dell'azienda di Cupertino, che potrebbe sempre optare per costruirne di versioni più "popolari" dei suoi device, è la strategia di marketing di Apple che mal si accorda con la creazione di dispositivi "accessibili", in quanto si basa essenzialmente sulla "desiderabilità", sulla cura del design e sull'offerta di prodotti altamente esclusivi e di qualità "superiore".

Ma il mercato è grande, e ciò significa che c'è spazio anche per chi intende offrire tecnologia a prezzi accessibili.

E sarebbe anche ora che i governi stessi cominciassero a domandarsi se non sia il caso di implementare politiche di deciso (e non timido) sostegno all'alfabetizzazione tecnologica. Persino l'ONU comincia a parlare di accesso alla rete come "diritto umano", e l'innovazione tecnologica è qualcosa di cui dovrebbero godere tutti.

La speranza è che, sempre più spesso, si garantisca l'accesso agli strumenti del progresso anche attraverso l'intervento dello stato che -da buono stato- dovrebbe farsi carico dell'educazione e dell'assicurazione di un eguale accesso alla tecnologia e alla cultura, cominciando a configurare questo genere di problematiche tra le sue priorità.

Qualcosa che, dalle nostre parte, è ben lontana dall'accadere.

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