Da poche ore l'app Immuni è finalmente disponibile sugli smartphone con sistemi operativi Android e iOS. Si può scaricare da Play Store e App Store e permetterà innanzitutto al governo di combattere l'eventualità di una seconda ondata dell'epidemia di coronavirus, ma consentirà anche agli utenti di sapere se sono venuti in contatto con un nuovo caso sospetto di Covid-19. Il lancio dell'app è stato accompagnato da polemiche di ogni genere: alcune pretestuose, altre dalle basi più concrete; per verificarne la fondatezza e per avere un'idea del funzionamento di Immuni abbiamo provato l'app appena è stata messa online: ecco come funziona.

Come funziona Immuni: l'installazione e il primo avvio

Dopo aver cercato l'app nei negozi digitali (si trova a questo indirizzo per Android e a questo indirizzo per iOS), scaricarla e installarla la farà apparire tra le app a disposizione del sistema operativo. Il primo avvio è accolto da una serie di schermate di benvenuto che spiegano a grandi linee il funzionamento dell'app. Segue una schermata dove l'utente dichiara di avere almeno 14 anni e di aver letto l'informativa sulla privacy allegata. In realtà l'unico dato personale che Immuni chiede agli utenti è la provincia di residenza, con una schermata apposita che appare immediatamente in fase di configurazione.

Il passo successivo è l'accensione delle notifiche di esposizione al Covid-19, una componente di Android e iOS che Google e Apple hanno inserito nei loro sistemi operativi nelle ultime settimane. È questo elemento che consente al telefono di usare il bluetooth per scambiare i dati casuali generati dall'app con gli smartphone vicini. Toccando il pulsante Consenti e poi Attiva si dà a Immuni questo permesso fondamentale per il suo funzionamento.

Come funziona Immuni: il tracciamento dei contatti

Da attivo o dallo standby, Immuni trasmette via bluetooth dei codici casuali, che gli altri smartphone nelle vicinanze (e con Immuni installata) captano e segnano a dovere nella loro banca dati interna all'app. Quando un contatto risulta positivo, l'app di quest'ultimo carica la lista di codici da lui generata su un server situato in Italia, il quale poi la ritrasmette a tutti gli utenti.

A questo punto gli smartphone di ciascuna persona effettuano il raffronto tra due liste: quella dei codici che hanno ricevuto negli ultimi 14 giorni dagli smartphone nelle vicinanze, e la cronologia dei codici del nuovo positivo al Covid appena ricevuta dal server: se trovano una corrispondenza, vuol dire che i due smartphone — e dunque i due proprietari — sono stati a contatto.

Come funziona Immuni: la segnalazione dei positivi

Per segnalarsi come pazienti positivi all'interno dell'app esiste una procedura da seguire sotto Impostazioni e Caricamento dati. L'operazione va eseguita sotto la direzione dell'operatore sanitario che ha in carico la segnalazione del contatto, e prevede di dettargli un codice alfanumerico da confermare. La scelta di segnalarsi su Immuni spetta al singolo e comunque non comporta alcun rischio per la privacy.

La salvaguardia della privacy

Immuni infatti non utilizza il GPS e non può dunque tracciare la posizione dei telefoni; inoltre i codici generati sono casuali e non permettono di risalire all'identità dei proprietari; infine, i calcoli di raffronto delle liste di codici avvengono sugli smartphone e non sui server. Non c'è alcun modo dunque per sviluppatori e governo di sapere se due telefoni (e dunque due persone) si sono incontrati: a conoscere questa informazione sono solo le persone allertate perché in contatto con un positivo, che comunque non possono sapere quando è avvenuto l'incontro a rischio.

Le critiche a Immuni

Il problema privacy — uno dei più pressanti fino alla vigilia dell'uscita dell'app — sembra dunque risolto, anche se la piattaforma rimane interessata da alcuni punti critici. Il primo dipende dal numero di persone che installeranno e utilizzeranno l'app, che deve essere elevato. Stando agli sviluppatori Immuni funzionerà anche se non verrà raggiunto l'obbiettivo del download da parte del 60% della popolazione, ma è innegabile che l'efficacia del sistema sia proporzionale alla sua adozione: se l'app sarà un flop, servirà a poco anche ai pochi che l'hanno installata.

Il secondo punto critico è la disponibilità dei tamponi, che ad oggi rappresentano l'unico modo per capire se una persona è attualmente positiva e dunque può inviare i propri codici ai server dell'app. Questo è un punto fondamentale, l'ingranaggio principale che se non viene sbloccato terrà ferma l'intera macchina.

Immuni non funziona sugli smartphone più vecchi

La piattaforma ha anche altri problemi: non dispone ancora di un diario per i sintomi (ma arriverà presto) e soprattutto non è compatibile con i telefoni più obsoleti. Per limiti che non dipendono dagli sviluppatori di Immuni ma dalla tecnologia all'interno dei dispositivi, chi ha un iPhone 6 o inferiore, o uno smartphone con Android Lollipop o versione inferiore non può utilizzare Immuni. Questi telefoni non saranno la maggioranza (risalgono al 2014-2015 o prima), ma potrebbero ridurre ulteriormente la platea di utenti dell'app.

Chi ne ha la possibilità comunque farebbe bene a scaricare l'app per darle una chance. Il download è gratuito, la privacy viene rispettata e il consumo di energia del bluetooth è ridotto al minimo. Soprattutto però installare Immuni mette il Paese nelle condizioni di proteggere tutti dalla minaccia di una seconda ondata di coronavirus, nell'attesa che vengano presto risolti i problemi relativi alla disponibilità dei tamponi.