Arriva la conferma ufficiale da parte di Sony: il prossimo 2 luglio chiuderà lo store digitale di PlayStation 3, mentre il 27 agosto toccherà a quello di PlayStation Vita. E non è tutto: il 2 luglio sarà la volta anche della rimozione delle funzionalità di acquisto rimaste su PlayStation Portable, più comunemente nota come PSP. Questo vuol dire che non si potranno più comprare videogiochi e DLC in formato digitale dalle piattaforme appena menzionate. Anche gli acquisti in-game saranno toccati da questa prossima chiusura. Per fortuna, sarà comunque possibile riscaricare e riprodurre i titoli già acquistati in precedenza, oltre che altri contenuti multimediali come i video.

PlayStation 3 è stata lanciata originariamente nel novembre 2006 in Giappone e negli Stati Uniti (in Europa è arrivata nel 2007) e ad oggi ha venduto più di 80 milioni di unità nel mondo. PlayStation Vita è invece la seconda console portatile di Sony, la cui sorte non è stata delle migliori, specie in Occidente: dall'anno uscita, risalente al 2011-2012, ha venduto poco più di 10 milioni di unità. Discorso diverso invece per PSP, la prima console portatile targata PlayStation uscita nel 2004-2005, che vanta oltre 80 milioni di unità piazzate nei suoi dieci anni di vita.

Con la dichiarazione ufficiale di Sony riguardo la chiusura degli store digitali delle tre piattaforme, cadono le paure di molti e molte che temevano di non potere più usare la propria PlayStation 3, PlayStation Vita o PSP. Tuttavia, per quanto tali piattaforme restino utilizzabili con i titoli già acquistati, la decisione della compagnia giapponese apre una serie di riflessioni legate alla conservazione dei videogiochi. Obsolescenza degli hardware, chiusura degli store digitali e difficoltà di reperimento di piattaforme e titoli obsoleti ma significativi rendono complesso il discorso conservazione e archiviazione del videogioco inteso come fonte culturale. A tutto questo si aggiunge pure il poco interesse delle singole compagnie nel preservare la propria eredità videoludica.