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Amazon contro Amazzonia: una sfida tra un colosso del web e una foresta pluviale patrimonio dell'intero pianeta, che in questi giorni è stata vinta proprio dalla multinazionale dell'ecommerce. L'azienda fondata da Jeff Bezos si è infatti appena aggiudicata il diritto di utilizzare in esclusiva l'ambito dominio internet .amazon, in barba perfino ai Paesi toccati dal Rio delle Amazzoni. A deciderlo è stato l'ICANN – l'Internet Corporation for Assigner Names and Numbers – ovvero l'ente internazionale che si occupa di gestire alcuni aspetti chiave del traffico Internet globale, compresi appunto i domini dei siti web. Con la sentenza il portale di Jeff Bezos si è guadagnato il diritto esclusivo ad utilizzare il dominio .amazon per i propri siti web e servizi collaterali; la mossa aiuterà la società a rendersi più riconoscibile e rintracciabile online, ma com'era intuibile non è andata giù ai Paesi che nell'area affondano parte delle proprie radici.

La questione si trascinava ormai da anni proprio per via del conflitto tra le due parti in causa: da una parte Amazon, in cerca dell'esclusiva sul dominio; dall'altra l'organizzazione del trattato di cooperazione amazzonica – ovvero l'alleanza tra Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù, Suriname e Venezuela – preposta a tutelare gli interessi dell'area geografica dell'America Latina toccata da foresta amazzonica e Rio delle Amazzoni. Pochi giorni fa l'ICANN aveva interrotto una fase di stallo durata anni schierandosi con Amazon, che per ottenere il parere positivo dell'ente ha proposto una serie di compromessi sulle pretese avanzate nei confronti del dominio.

È in questo contesto che l'organizzazione delle comunità coinvolte ha formulato la propria accusa, sotto forma di un comunicato congiunto nel quale viene denunciata la natura commerciale della decisione presa dall'ICANN: "questa decisione" recita il comunicato "privilegia interessi economici rispetto a valutazioni di natura pubblica sui diritti delle popolazioni indigene e sulla difesa del territorio dell'Amazzonia, e in questo senso rappresentano un precedente preoccupante".