Pochi giorni fa Facebook ha annunciato che inizierà a rimuovere dalla propria piattaforma i cosiddetti deepfake, ovvero foto e video realizzati con l'aiuto dell'intelligenza artificiale per fare apparire al loro interno protagonisti intenti in discorsi o azioni che non hanno mai fatto o intrapreso. La mossa doveva servire a proteggere gli utenti da una potenziale invasione di fake news a mezzo multimediale in vista di eventi come le elezioni statunitensi di quest'anno, ma a quanto emerso in queste ore le regole appena annunciate non varranno allo stesso modo per tutti, e lasceranno un certo spazio di manovra a una categoria di utenti che invece dovrebbe essere messa sotto sorveglianza ancora più stretta: quella dei politici.

L'eccezione per i politici

Stando a una precisazione fatta via email da un portavoce dell'azienda a Mashable, in linea teorica i contenuti pubblicati dai politici devono in effetti rispondere agli stessi requisiti di quelli pubblicati da tutti gli utenti, ma con un'eccezione: "se il contenuto viola le regole ma è particolarmente interessante – recita il testo della missiva riportato dalla testata online – il team di revisori di Facebook può decidere di volta in volta se mantenerlo online oppure no". Nello specifico il criterio che adotteranno i revisori del social per mantenere online un video altrimenti vietato è quello della notiziabilità del contenuto: nella versione originale della precisazione, il portavoce usa infatti il termine "newsworthy".

Una distinzione sottile

Una chiarificazione simile però anziché sciogliere dubbi apre a scenari caotici: sarà infatti il giudizio insindacabile di Facebook e del suo team di moderazione a definire cosa costituisce un contenuto notiziabile e cosa invece rappresenta un semplice deepfake fraudolento pensato per inquinare il dibattito pubblico. I video che non passeranno il test spariranno in breve dalla piattaforma; gli altri rimarranno online anche se ritrarranno personaggi famosi o politici avversari manovrati dagli algoritmi di intelligenza artificiale.

Le elezioni USA alle porte

Per il momento in realtà i video che ricadono all'interno della definizione di deepfake fatta da Facebook (devono essere convincenti e al contempo realizzati da algoritmi di intelligenza artificiale) sono pochi: non ne fanno parte ad esempio il celebre video della speaker della camera Nancy Pelosi modificato per farla sembrare ubriaca, frutto di tecniche di elaborazione molto più semplici, né un'altra clip di natura artificiale che negli Stati Uniti ha fatto scalpore – nella quale il senatore repubblicano Lindsey Graham si dichiarava a favore di un pacchetto legislativo proposto dalla parte avversa. Con le elezioni alle porte però c'è da immaginare che proprio i politici saranno tentati di mettere in campo tutte le risorse a loro disposizione per guadagnare terreno sugli avversari – deepfake compresi.