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Il caso Cambridge Analytica cresce sempre di più e Facebook comincia ad accusare il colpo. Dopo il crollo a Wall Street di ieri, che ha trascinato al ribasso quasi tutti i titoli tech, lasciando sul terreno il 6,7 percento delle azioni, per un valore di circa 40 miliardi di dollari di capitalizzazione, c'è la prima testa che cade. Ed è quella di Alex Stamos, responsabile della sicurezza di Facebook che ha annunciato di lasciare l'azienda di Menlo Park dal prossimo agosto. Stamos ha rivelato come ci fossero stati dei disaccordi su come gestire la vicenda e disaccordi su come è stata gestita tutta la vicenda legata alle fake news. Secondo quanto riporta il New York Times, Stamos ha annunciato le sue dimissioni polemizzando anche con il direttore generale di Facebook, Sheryl Sandberg, dopo aver più volte esortato i vertici di Facebook a mostrare la massima trasparenza nello scoprire e svelare le attività di disinformazione della Russia sulla sua piattaforma.

Facebook incassa il primo grande crollo da quattro anni a questa parte, il crollo a Wall Street di ieri dà le dimensioni del caso Cambridge Analytica che sta coinvolgendo l'azienda guidata dal suo fondatore, Mark Zuckerberg. Un crollo che ha finito per trainare al ribasso quasi tutti i titoli tech e tutti gli indici di borsa. Le polemiche sul come è stato gestito il caso Cambridge Analytica non accennano a placarsi e non è detto che la bufera sia stata per il momento domata. Almeno questo sembra essere il parere degli analisti finanziari.

Alex Stamos, responsabile della sicurezza di Facebook, con un passato in Yahoo, è pronto a lasciare Facebook dal prossimo mese di agosto, polemizzando per come è stata gestita la situazione, inclusa la grande vicenda delle fake news. È un annuncio che manifesta un grande nervosismo a Menlo Park, dove si ritiene Stamos principale responsabile della vicenda e, forse, grande difficoltà nel gestire una situazione che forse si era un po' sottovalutata. Nei tweet, in cui annuncia le sue dimissioni, Stamos si dice preoccupato di come sono gestite la privacy e la sicurezza, della censura e di un atteggiamento "autoritario" verso la rete da parte di alcuni che vorrebbero usarla come arma. "Voglio allontanarmi da questo" scrive.

Adesso le istituzioni americane e inglesi fanno pressione su Facebook nel fare maggiore chiarezza, allo stesso tempo si muovono le autorità europee, l'UE definisce tutta la vicenda come "inaccetabile". C'è anche il forte rischio che una commissione parlamentare americana possa chiamare Mark Zuckerberg a testimoniare sui fatti emersi.