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Cosa separa un'intelligenza umana da un computer? In questi anni in cui il concetto di intelligenza artificiale sta iniziando a farsi definitivamente (e in alcuni casi preoccupantemente) strada nella vita di tutti i giorni, la domanda nata con l'avvento dei primissimi calcolatori non è mai stata così attuale. Per questo motivo John McCoy e Tomer Ullman, due ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, hanno ideato un semplice test con lo scopo di scoprire quali siano i concetti che secondo noi ci definiscono in quanto specie rispetto alle intelligenze sintetiche proprie dei calcolatori, e tra questi concetti fondamentali sembra figurare anche la parola cacca.

Il test in questione in realtà è piuttosto semplice ed è stato sottoposto a un campione di 1.089 persone; ai soggetti è stato chiesto di citare una singola parola a scelta per dimostrarsi esseri senzienti in carne e ossa anziché macchine governate dagli algoritmi, e tra le prevedibili "love", "human" e "please", un risultato imprevedibilmente significativo l'ha raggiunto anche la parola "poop", ovvero cacca.

Il termine ha assunto una valenza ancora più significativa alla luce di un test successivo, nel quale i ricercatori, partendo dalle risposte fornite dal primo campione, hanno formulato coppie casuali di parole da dare in pasto a una differente platea composta da 2.405 partecipanti. A questi è stato chiesto quale parola all'interno della coppia proposta fosse stata scelta da un umano e quale da un computer; ignorando che tutte le risposte arrivavano in realtà da partecipanti in carne e ossa, cacca è stata la parola ipotizzata più frequentemente.

Il test è stato battezzato impropriamente Minimal Turing Test in riferimento al test di Turing che dagli anni '50 è stato utilizzato per decenni per saggiare le abilità conversazionali dei computer di allora, ma con i computer ha decisamente poco a che fare. Come ha spiegato McCoy a The Verge, i risultati emersi dall'esperimento hanno invece a che vedere con la percezione che le persone hanno delle macchine, ovvero con ciò che secondo gli umani, rende gli umani unici.

Se non altro, ha osservato McCoy, ciò che di utile è stato osservato in relazione alle intelligenze artificiali attuali è l'immaginazione dimostrata dai partecipanti che si sono destreggiati nel formulare risposte secondo loro impossibili da replicare per un computer. "L'immediatezza con la quale alcuni partecipanti hanno proposto giochi di parole, shibbòleth e altri risultati imprevedibili dimostra che c'è ancora un dislivello sostanziale tra umani e robot". E "poop" fa probabilmente parte di queste scintille di creatività.