28 Settembre 2021
17:11

Cos’è il metaverso di Facebook (e perché Zuckerberg vuole crearne uno a tutti i costi)

Facebook ha intenzione di spendere 50 milioni di dollari nei prossimi due anni per lo sviluppo di un metaverso, insieme a tutte le realtà che saranno interessate al medesimo obbiettivo e soprattutto a condividerne le tappe proprio con il colosso di Menlo Park. Nel termine si nasconde la visione del gruppo per il suo stesso futuro e per quello dei suoi miliardi di utenti.
A cura di Lorenzo Longhitano

Facebook ha intenzione di spendere 50 milioni di dollari nei prossimi due anni per lo sviluppo di un metaverso, insieme a tutte le realtà che saranno interessate al medesimo obbiettivo e soprattutto a condividerne le tappe proprio con il colosso di Menlo Park. L'annuncio è arrivato in queste ore proprio dalla multinazionale dei social ma non può non lasciare perplessa la maggior parte degli utenti attuali, che di metaverso non hanno mai sentito parlare. Ufficialmente l'inziativa annunciata in queste ore è stata battezzata XR Programs and Research Fund, ovvero "fondo per i programmi e la ricerca in materia di realtà estesa"; dietro a quell'acronimo – XR, che sta per extended reality – si cela il fulcro del progetto di Facebook per la creazione di quel che chiama metaverso.

L'origine del metaverso

Non è Facebook ad aver inventato il termine, né la sua definizione comunemente accettata. Il conio risale al 1992 ad opera dell'autore di fantascienza Neal Stephenson, che nel suo romanzo cyberpunk Snow Crash ha parlato di metaverso come di una sorta di Internet del futuro nella quale è possibile condividere esperienze con gli altri utenti all'interno di spazi virtuali e tridimensionali. Dopo quasi 20 anni e dopo l'invenzione e l'avvento dei social network, non stupisce che la definizione di metaverso fornita da Facebook si sia tinta di connotati ancora più social. Per la casa di Menlo Park il metaverso renderà possibile "uscire con gli amici, lavorare, giocare, imparare, fare acquisti e molto di più", il tutto sempre all'interno di spazi che non hanno attinenza con il mondo reale.

Cos'è il metaverso

Internet e realtà virtuali rimangono concetti chiave per il funziomamento del multiverso, ma non sono sufficienti a definirlo: il multiverso non è semplicemente una realtà virtuale, come un videogioco conchiuso in se stesso che si spegne dopo aver terminato la partita o tolto il visore VR dalla testa; né è solamente un'esperienza online, come la visita di un sito web o una partita a un videogioco competitivo. Il metaverso – per Facebook ma non solo – è innanzitutto un ambiente persistente e multisfaccettato. Persistente nel senso che le sue strutture – che siano stanze, mondi, aree di gioco, negozi o uffici – permangono a disposizione a prescindere dalla presenza dei singoli utenti; multisfaccettato perché non è caratterizzato da una sola tipologia di esperienza né necessariamente da un solo proprietario o gestore di servizi.

Chi ci sta già lavorando

Che Facebook sia interessata al tema non era un mistero, e la casa di Menlo Park non è l'unica ad aver espresso la volontà di creare un metaverso. I concerti e lo shopping in Fortnite, le esperienze condivise in Roblox e i mondi voxellosi di Minecraft puntano proprio a questo concetto. L'azienda di Mark Zuckerberg aggiunge a tutto ciò un interesse per i visori di realtà virtuale e realtà aumentata, attraverso i quali spera di poter immergere maggiormente gli utenti all'interno dei mondi che sta già creando e ha intenzione di creare in futuro. L'ultimo prodotto anticipato dall'azienda in questo senso, Horizon Workrooms, chiarisce meglio quale sia sua visione in merito: un ufficio virtuale frequentabile da tutti i colleghi indossando un visore, per partecipare a riunioni e briefing senza bisogno di presenziare fisicamente in sede.

Tempistiche lunghe

Il gruppo di Zuckerberg non ha intenzione di fare tutto da sé, motivo per cui nel suo annuncio ha parlato di collaborazione con le altre realtà del settore, per individuare standard e buone pratiche per la creazione di spazi e mondi inlcusivi, sicuri ed equi. La mossa non giunge come una sorpresa: la reputazione del social in questo senso non è alle stelle e i suoi prodotti vengono ripetutamente accusati di acuire le differenze tra le persone e di farsi megafono di odio e disinformazione; cercare l'aiuto di altre aziende rassicurerà chi osserva il gruppo da vicino e teme che stia per farsi strada in un monopolio, ma potrebbe portare autentici benefici nella realizzazione di prodotti che potrebbero entrare nella quotidianità di miliardi di persone.

Prima che questo accada passerà del tempo. Facebook prevede che molti dei prodotti inerenti al progetto non vedranno la luce nella loro forma completa prima di una decina di anni, il che spiega anche come mai l'investimento annunciato in queste ore non sia esorbitante rispetto al fatturato annuo del gruppo. Il metaverso è sicuramente tra gli obbiettivi a lungo termine del social, che però in questo momento sta ancora principalmente sperimentandone le potenzialità; per il futuro gli sforzi sono destinati ad aumentare, anche perché in gioco c'è quella che l'azienda ha definito la prossima piattaforma di computing, ovvero qualcosa che potrebbe riguardare la quotidianità di tutti, o quasi.

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