8 Settembre 2021
11:51

Così i moderatori di Facebook possono leggere i messaggi degli utenti WhatsApp

Una nuova inchiesta di ProPublica ha rivelato che l’azienda con sede a Menlo Park può legere i messaggi di Whatsapp. Sono circa 1000 i moderatori assoldati per setacciare il flusso di immagini, testi e video denunciati dagli utenti in quanto violano le norme interne all’app. Secondo il lavoro prodotto dall’organizzazione investigativa, i dati non crittografati a cui ha accesso il social network sarebbero numerosi.
A cura di Ivano Lettere

"Nessuno al di fuori di questa chat, tantomeno Whatsapp, è in grado di leggere o ascoltare questi messaggi". La piattaforma di messaggistica istantanea più famosa al mondo, che ormai conta più di 2 miliardi di utenti, ci tiene alla privacy di chi ogni giorno utilizza i suoi servizi. Ma un'inchiesta di ProPublica, organizzazione di giornalismo investigativo senza scopo di lucro, pubblicata il 7 settembre, rivela dettagli che farebbero pensare il contrario. A quanto pare, sarebbero "più di 1000 i lavoratori a contratto che riempiono gli uffici di Austin, Texas, Dublino e Singapore, per esaminare milioni di contenuti prodotti dagli utenti". Per farlo si avvalgono di sistemi di intelligenza artificiale e di software particolari.

Cosa rivela l'inchiesta?

Questi lavoratori, assunti da Facebook, passano le giornate a setacciare i contenuti segnalati dagli utenti e dall'algoritmo del servizio di messaggistica. Tutto ciò accade anche in virtù del sistema di segnalazione, che permette agli utenti di far presente alla piattaforma una violazione del regolamento interno all'app. È attivo da mesi, ma verrà aggiornato nei prossimi giorni.

La nuova versione prevede una novità. La quantità di messaggi segnalati che l'app inoltrerà ai moderatori sarà maggiore: si tratta di una "micro cronologia degli ultimi 5 messaggi scambiati tra i contatti che hanno preso parte alla conversazione in questione. Questo limite dovrebbe aiutare i moderatori della piattaforma a comprendere il contesto nel quale è avvenuta una segnalazione senza invadere eccessivamente la privacy dei protagonisti". O almeno, fino a qualche giorno fa, si pensava sarebbe stato così. Ma l'inchiesta di ProPublica ha cambiato le carte in tavola.

Gli strumenti che i moderatori hanno a portata di mano permettono loro di accedere a fiumi di messaggi privati, immagini e video denunciati per vari motivi: spam, contenuti fraudolenti, pedopornografia e terrorismo. Sembra strano, ma il lavoro di valutazione dei contenuti richiede pochissimo tempo, circa 1 minuto. La paga di questi moderatori, reclutati grazie a un annuncio ambiguo – ciò che l'aspirante voyeur poteva leggere era soltanto "ricerca sui contenuti", ma di Facebook o WhatsApp non si aveva notizia – ammonta a 16,5 dollari all'ora.

Una cifra invitante, certo, ma nella stessa è incluso un accordo di non divulgazione. Tanto che l'unica risposta che possono dare a chiunque ponga la fatidica domanda "Per chi lavorate?" è solo una risposta striminzita: "per Accenture", una multinazionale con sede legale a Dublino, operante nel settore della consulenza strategica. Ma, raggiunta dalle domande poste dai giornalisti di ProPublica, la stessa Accenture ha rifiutato di commentare.

Rimane il fatto che i dati non crittografati – perché denunciati dall'utente – a cui hanno accesso i moderatori sono molti, forse troppi: i nomi e le immagini del profilo utente, numero di telefono, stato, livello della batteria, lingua e fuso orario, ID telefono, indirizzo IP e sistema operativo, potenza del segnale wireless, account Facebook e Instagram collegati, data dell'ultimo utilizzo dell'app e la cronologia violazioni.

La difesa di Facebook

"Stiamo costruendo WhatsApp in modo tale da limitare la raccolta di dati, ma fornisce strumenti per combattere lo spam, indagare sulle minacce e vietare i trasgressori, anche in base ai reclami degli utenti", ha dichiarato un portavoce dell'azienda con sede Menlo Park, in merito all'inchiesta. "Sulla base del feedback che riceviamo dagli utenti, siamo fiduciosi che le persone capiscano che quando inviano un messaggio WhatsApp, riceviamo il contenuto che hanno inviato", ha aggiunto.

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