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Il Senato questa mattina ha iniziato la votazione per il DDL Diffamazione, la cui discussione è stata poi rinviata a lunedì prossimo. Nella giornata di oggi comunque sono stati approvati alcuni emendamenti che contengono al loro  interno norme pesantemente lesive della libertà di informazione, soprattutto per quello che riguarda la rete.

Ecco i punti più rilevanti approvati finora:

OBBLIGO DI RETTIFICA ANCHE PER I SITI WEB – L'obbligo di rettifica, che nella prima stesura era riservato alle "testate giornalistiche diffuse per via telematica" viene ora esteso anche a "prodotti editoriali diffusi per via telematica, con periodicità regolare e contraddistinti da una testata" (emendamento del Sen. Franco Mugnai, Pdl).

SOPPRESSIONE DELLA POSSIBILITÀ DI REPLICA DEL GIORNALISTA IN CASO DI RETTIFICA – Le testate che pubblicheranno una rettifica della persona "lesa" non potranno commentare o replicare in alcun modo. La pubblicazione dovrà avvenire gratuitamente e senza ulteriore commento alla rettifica stessa (emendamento del Sen. Antonino Caruso, Pdl).

DECURTAZIONE FONDI EDITORIA IN CASO DI CONDANNA – La nuova norma prevede, in caso di condanna, la restituzione dei contributi all'editoria ricevuti dall'editore per una somma pari a quella della multa, a cui si aggiunge la riparazione e il risarcimento dei danni. In caso di recidiva il giudice può chiedere la restituzione pari all'ammontare annuo del contributo.

RETTIFICA SU ARCHIVI DIGITALI – Obbligo per i gestori di un archivio digitale di una testata editoriale online di integrare o aggiornare, sotto richiesta dell'interessato, la notizia per la quale è stata chiesta la rettifica (emendamento Sen. Rutelli-Bruno, API)  .

NESSUN RISARCIMENTO PER I GIORNALISTI NON DIFFAMATORI – Bocciato l'emendamento (Sen. Felice Casson, PD) che prevedeva un risarcimento da parte del sedicente diffamato a favore del giornalista in caso si provi che non sia stato compiuto reato di diffamazione. in questo modo non viene ostacolata la pratica della querela intimidatoria.

Intanto scende in campo anche Wikipedia, che lancia un pesante attacco alla legge anti diffamazione così come è stata presentata. Sulla home page del sito, l'enciclopedia online parla di "pericolo per l'indipendenza di Wikipedia" e di tutti i siti che si occupano di informazione.

Gentili lettori,
ancora una volta l'indipendenza di Wikipedia è sotto minaccia.
In queste ore il Senato italiano sta discutendo un disegno di legge in materia di diffamazione (DDL n. 3491) che, se approvato, potrebbe imporre a ogni sito web (ivi compresa Wikipedia) la rettifica o la cancellazione dei propri contenuti dietro semplice richiesta di chi li ritenesse lesivi della propria immagine o anche della propria privacy, e prevede la condanna penale e sanzioni pecuniarie fino a 100.000 euro in caso di mancata rimozione. Simili iniziative non sono nuove, ma stavolta la loro approvazione sembra imminente.
Wikipedia riconosce il diritto alla tutela della reputazione di ognuno e i volontari che vi contribuiscono gratuitamente già si adoperano quotidianamente per garantirla. L'approvazione di questa norma, tuttavia, obbligherebbe ad alterare i contenuti indipendentemente dalla loro veridicità. Un simile obbligo snaturerebbe i principi fondamentali di Wikipedia, costituirebbe una limitazione inaccettabile alla sua autonomia e una pesante minaccia all'attività dei suoi 15 milioni di volontari sparsi in tutto il mondo, che sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".
Wikipedia è la più grande opera collettiva della storia del genere umano: in 12 anni è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. L'edizione in lingua italiana ha quasi un milione di voci, che ricevono 16 milioni di visite ogni giorno, ma questa norma potrebbe oscurarle per sempre.
L'Enciclopedia è patrimonio di tutti. Non permetteremo che scompaia.

Non si tratta del primo intervento di Wikipedia in materia; già lo scorso giugno lo staff dell'enciclopedia online aveva pubblicato un annuncio simile relativo alla cosiddetta "ammazza-blog", il disegno di legge voluto dal Ministro Severino, anche in questo caso con una posizione fortemente critica nei confronti delle disposizioni presenti del DDL.