Nei giorni scorsi ha suscitato stupore il video di Pager, un macaco che si è esibito in una partita al videogioco Pong condotta comandando la sua racchetta virtuale soltanto con il pensiero. Il video rappresenta l'ultimo traguardo raggiunto dai ricercatori di Neuralink, azienda statunitense di proprietà di Elon Musk che si propone di mettere in contatto macchine ed esseri viventi utilizzando chip di comunicazione impiantati nel cervello di questi ultimi. In questo senso i risultati mostrati con Pager non sono che uno dei primi passi che l'azienda intende compiere in un settore ancora largamente inesplorato; già entro la fine dell'anno i ricercatori hanno intenzione di sperimentare il sistema sui primi esseri umani.

In realtà se Neuralink riuscirà o meno a testare i suoi chip sui primi soggetti umani entro il 2021 non dipende solo dall'azienda, ma anche dall'approvazione della FDA, ovvero la Food and Drug Administration: l'organo che negli Stati Uniti regolamenta i test e il percorso di ingresso sul mercato sul territorio nazionale di tutti i farmaci e i dispositivi ad uso medico. La possibile finestra temporale dell'anno in corso l'ha fornita però lo stesso Elon Musk, che di Neuralink è il fondatore e tra i principali finanziatori.

In un tweet che risale al 31 gennaio, un utente del social network si è infatti rivolto all'imprenditore chidedendogli di poter entrare a far parte di una eventuale sperimentazione umana del chip, del quale del resto si stava già parlando da mesi. L'uomo ha spiegato di essere rimasto paralizzato dalle spalle in giù in un incidente d'auto avvenuto ormai 20 anni fa, e di reputarsi un candidato ideale per i test clinici che l'azienda intenderà prima o poi effettuare sugli esseri umani; tra gli obbiettivi dei ricercatori infatti c'è proprio quello di utilizzare i chip per aiutare chi soffre di lesioni spinali a recuperare parzialmente la mobilità.

Il fondatore di Neuralink ha risposto con alcuni dettagli sulla tabella di marcia dell'azienda in questo senso: "Neuralink sta lavorando alacremente e a stretto contatto con la FDA per garantire che gli impianti dei chip siano sicuri. Se le cose andranno come speriamo, potremmo essere in grado di effettuare i primi test sugli esseri umani più tardi nel corso dell'anno".