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17 Giugno 2020
16:43

FaceApp è più scaricata di Immuni, ma dove sono finiti i discorsi sulla privacy?

In questi giorni l’app per tracciare i contatti dei nuovi positivi a Covid-19 voluta dal governo è passata in secondo piano rispetto al software per il fotoritocco di origine russa. Eppure FaceApp dal punto di vista della raccolta di dati personali si comporta in modo meno trasparente rispetto a Immuni.
A cura di Lorenzo Longhitano
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Sono passati pochi giorni dal lancio di Immuni sugli smartphone di tutta Italia e ancora meno dall'attivazione del servizio su tutto il territorio nazionale. L'app per tracciare i contatti dei nuovi positivi a Covid-19 sembra però avere già lasciato il posto di app più chiacchierata e scaricata del momento: quel ruolo ormai spetta da qualche giorno all'app di fotoritocco facciale FaceApp, che sembra aver superato abbondantemente l'app voluta dal governo per il contenimento del coronavirus.

Sorpasso in classifica

Una prima dimostrazione empirica arriva dai social e dalle app di messaggistica, dove i messaggi e gli interventi di analisi di Immuni sono stati sostituiti a tempo record con fotografie di personaggi famosi, amici o parenti scambiate di genere — ovvero l'ultima peucliarità che ha fatto tornare di mode FaceApp per l'ennesima volta. La certificazione arriva però dai dati provenienti da App Store: all'interno della classifica delle app più scaricate, il negozio Apple segnala infatti FaceApp come il software del momento. Immuni resta comunque in vantaggio rispetto a mostri sacri come WhatsApp e TikTok, ma perde la prima posizione che aveva mantenuto fino a pochi giorni fa.

In realtà App Store effettua un conteggio su riferimenti temporali piuttosto brevi, e su questi non permette comunque di conoscere il numero di download totali. Resta impossibile raffrontare dunque i 2,2 milioni di download di Immuni (noti perché i dati arrivano dal governo) con il corrispettivo sconosciuto di FaceApp. Resta il fatto che a scavalcare una delle app potenzialmente più utili degli ultimi anni è stato un software che in passato ha sollevato parecchi dubbi su un tema per il quale è stata criticata (ingiustamente) anche l'app Immuni: quello della privacy.

FaceApp e la privacy

Ai tempi della sua prima ascesa tra le preferenze degli utenti smartphone (nel 2019) l'app era giustamente finita sotto i riflettori per via del suo funzionamento, che richiede di inviare le foto scattate a server allestiti dagli sviluppatori. La faccenda si sgonfiò perché l'informativa sulla privacy legata all'utilizzo di FaceApp risultava simile a quella di un altro colosso mobile, ovvero Facebook: la somiglianza tra i due modi di gestire i dati sensibili degli utenti venne considerata tutt'altro che ideale (Facebook usciva da mesi di scandali sul tema), ma il compromesso rimaneva tutto sommato accettabile pur di continuare a utilizzare i filtri divertenti proposti dall'app.

Immuni non fa ridere

Oggi le cose non sono cambiate e la gestione della privacy di FaceApp, pur non rappresentando una minaccia, non è cambiata. Per fare un paragone sommario ma aggiornato, è possibile confrontare i permessi chiesti allo smartphone dal software di fotoritocco e quelli chiesti proprio da Immuni, altra grande accusata di queste settimane sul tema della riservatezza dei dati. Nessuna delle due app chiede accesso alle funzioni dello smartphone quanto Facebook, ma Immuni resta comunque la più sicura delle tre. Nonostante questo l'app del momento resta comunque FaceApp, anche in tempo di coronavirus; a dimostrazione del fatto che quando l'app è divertente, per gli utenti le preoccupazioni sulla privacy contano relativamente.

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