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È pace fatta tra Facebook e il fisco italiano. Sulla scia di altri giganti del web come Google e Apple, anche il social network di Mark Zuckerberg ha finalmente fatto l'ultimo passo per regolarizzare la propria posizione fiscale in Italia, chiudendo una controversia scaturita dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza e coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano e relativa alle attività della società tra il 2010 e il 2016. Nella nota diffusa da Facebook si legge che la somma versata all'erario sarà di circa 100 milioni di euro. L'accusa rivolta al colosso di Menlo Park era simile a quella mossa alle altre aziende della Silicon Valley già citate, ovvero di aver fatto confluire il grosso dei ricavi generati in Italia presso l'Irlanda, dove la tassazione è più bassa.

La formula che ha permesso a Facebook di porre fine alle controversie con lo Stato è quella dell'accertamento con adesione, una procedura prevista appositamente per risolvere i contenziosi tra erario e contribuenti anche dopo che eventuali avvisi di accertamento o controlli, con una riduzione delle eventuali sanzioni amministrative e penali. Secondo l'agenzia delle entrate il percorso "si è basato su una parziale riconfigurazione delle contestazioni iniziali", ma senza che questo abbia comportato "alcuna riduzione degli importi contestati".

Apple, Google e Amazon hanno seguito lo stesso percorso, più o meno recentemente. La casa di Cupertino versò nel 2015 circa 318 milioni di euro di tasse evase fatturando in Irlanda le vendite avvenute in Italia tra il 2008 e il 2013; Google per sanare i propri debiti relativi ai periodo intercorso tra 2002 e 2006 e tra 2009 e 2013 ha sborsato a metà 2017 circa 306 milioni, mentre il gruppo di Jeff Bezos alla fine dello stesso anno ne ha scuciti 100 per il periodo tra 2011 e 2015.

In attesa che vengano chiuse definitivamente le scappatoie legali struttate da queste aziende fino ad ora, per il futuro il rapporto tra Facebook e il fisco potrebbe comunque farsi leggermente più trasparente. Quasi un anno fa ormai il gruppo di Mark Zuckerberg aveva infatti comunicato di avere iniziato ad adottare — in Italia e negli altri paesi in cui sono presenti uffici della società — una "struttura di vendita locale": un cambio di organizzazione che prevede di assoggettare i guadagni pubblicitari realizzati nei vari Paesi direttamente alle agenzie fiscali di competenza, anziché far convergere i flussi di entrate presso la sede centrale di Dublino.