facebook indagine penale

Su Facebook sono tante le inchieste avviate per quel che riguarda la privacy, anche in Europa, ma quello che ha riferito il New York Times rischia di mettere seriamente a repentaglio tutta l'operazione messa in atto in questi ultimi mesi per cercare di recuperare terreno almeno in termini di immagine. Il NYT ha infatti dato notizia che un pool di pubblici ministeri federali ha aperto un'indagine penale ai danni di Facebook per aver ceduto i dati degli utenti a grandi aziende tecnologiche come Amazon, Microsoft, Apple. Il grand jury di New York che sta conducendo l'indagine, cita due colossi del mondo degli smartphone che avrebbero trattato con Facebook per accedere ai dati degli utenti, come liste di amici e informazioni di contatto, senza il diretto ed esplicito consenso degli utenti della piattaforma. Si tratta di fatti gravi, come già sottolineato già diversi mesi fa quando venne scoperto che l'azienda di Zuckerberg praticava questo tipo di accordi, che ora con l'indagine penale potrebbero comportare per Facebook una multa di diversi miliardi di euro. Alla notizia, il titolo di Menlo Park ha subito un piccolo contraccolpo a Wall Street, complice anche il blackout che ha colpito la piattaforma facendo registrare il down più lungo da quando esiste la piattaforma.

L'avvio dell'indagine penale da parte dei pubblici ministeri ai danni di Facebook rischia davvero di complicare la grande operazione che Mark Zuckerberg ha avviato qualche giorno fa, quando parlava di ripensare la piattaforma mettendo al centro la privacy degli utenti e puntando sulla crittografia end-to-end (E2E). L'indagine condotta dal grand jury di New York si è concentrata in questi mesi su quanto emerse qualche mese fa da un report pubblicato sul New York Times che parlava di trattative di Facebook con altre aziende tecnologiche, come Amazon, Apple, Microsoft, Blackberry, per passare i dati personali degli utenti sui quali le stesse aziende poi realizzavano delle applicazioni ad hoc. Seguendo quest'ultima indicazione, si tratta quindi di aziende produttrici di smartphone e, guarda caso, dall'indagine del grand jury di New York emergono i nomi di due colossi di questo mercato, nomi che non sono stati rilevati nello specifico.

Si trattava di un accordo che lasciava tutte le parti soddisfatte: da una parte Facebook la quale era sicura di avere una crescente massa di utenti che accedeva da quegli smartphone grazie all'utilizzo obbligato delle app; dall'altra le aziende che potevano avere acceso ai dati personali degli utenti come elenchi di amici, informazioni di contatto e, a volte, anche messaggi privati, tutto questo senza che vi fosse l'esplicito consenso degli utenti stessi.

Facebook negli ultimi mesi ha dovuto correre a doppia velocità nel tentativo di recuperare la sua reputazione e la sua immagine dopo lo scandalo di Cambridge Analytica, i dati di 87 milioni di persone che venivano ceduti attraverso un'app, e su cui ha aperto un'indagine la Federal Trade Commission, ora, con l'apertura dell'indagine penale, tutto si complica perchè ci si trova di fronte a delle violazioni della privacy degli utenti ben più gravi di quelle riscontrate lo scorso anno. Secondo quello che trapela, Facebook rischierebbe una multa di diversi miliardi di dollari e di vedere seriamente compromessa la sua immagine e la sua reputazione. E tutto questo avrà, necessariamente, delle conseguenze anche per tutte quelle aziende che hanno preso parte a questa compravendita di dati personali.

Allo stato attuale, Facebook attraverso un suo portavoce fa sapere di collaborare con le autorità giudiziarie e di voler chiarire tutto su questa vicenda. Vicenda di cui si continuerà a parlare a lungo, man mano che verranno diffusi i dettagli dell'indagine.