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La ricetta di Facebook per tentare di abbassare la temperatura dei dibattiti de gli scontri ideologici sul social passa dal limitare timidamente l'accesso ai gruppi di stampo politico: lo ha affermato il numero uno dell'azienda Mark Zuckerberg in queste ore, annunciando che prossimamente Facebook smetterà in tutto il mondo di raccomandare agli utenti nuove pagine di questo tipo. La decisione è stata presa dopo ciò che è avvenuto negli Stati Uniti — dove le tensioni attorno alle elezioni del nuovo Presidente sono maturate anche all'interno dei gruppi privati di Facebook, per poi sfociare nelle violenze finite sotto gli occhi di tutti il 6 gennaio a Washington.

A partire dalle prossime settimane il sistema di algoritmi che Facebook impiega per proporre gruppi simili a quelli che già si frequentano, eviterà accuratamente di raccomandare quelli riconducibili ad organizzazioni politiche. Facebook del resto è al corrente del pericolo che rappresentano questi gruppi all'interno del social: l'accesso è regolato dai relativi moderatori e al loro interno si confrontano migliaia di utenti con passioni e visioni simili del mondo, traendo ciascuno forza dalle opinioni e dai contributi dell'altro. E quando queste visioni comprendono la volontà di rovesciare l'esito di elezioni regolari — o in generale l'uso della forza sul prossimo — i gruppi Facebook possono trasformarsi in veri e propri incubatori di violenza; raccomandarne a decine non può dunque che contribuire ad amplificare ed estremizzare tensioni e divisioni.

Il precedente fallimentare

Stando a Facebook, lo stop alle raccomandazioni di gruppi politici è già attivo negli Stati Uniti da prima delle elezioni del 3 novembre, e sarà ora esteso in tutto il mondo. La realtà però è che fino a oggi le misure adottate dal social negli USA non sono state particolarmente efficaci nello scopo che si prefiggono ora. Secondo diversi osservatori indipendenti, i gruppi privati di Facebook sono stati infatti alcuni tra i luoghi dove i sostenitori più estremisti di Trump hanno potuto organizzare il ritrovo e l'assalto al Campidoglio del 6 gennaio di quest'anno.

Alcune schermate del sito catturate dagli utenti e trapelate online nei giorni successivi mostrano come gli algorigmi di raccomandazione dei gruppi di Facebook fossero pronti — anche dopo le elezioni e a ridosso di un momento cruciale come l'ufficializzazione del risultato — a consigliare decine di gruppi dove si discuteva di tutto fuorché di conciliazione. Questi luoghi virtuali venivano generalmente chiusi in breve tempo da Facebook, ma non prima di riuscire a radunare centinaia o migliaia di membri che potevano poi essere dirottati su altri lidi (come ad esempio la piattaforma Parler) attraverso link nelle descrizioni.