L'organizzazione di estrema destra Casapound non ha più una voce forte su Facebook, o almeno non per il momento. In queste ore il social network ha disattivato infatti i profili e le pagine del presidente Gianluca Iannone e di alcuni responsabili, consiglieri e coordinatori locali. A denunciarlo è stato lo stesso partito, dai profili dei numerosi membri ancora attivi sul social ma soprattutto dalle pagine de Il Primato Nazionale, dalle quali sta tentando di far valere le proprie ragioni utilizzando la retorica del pensiero unico dominante che si accanisce contro le voci fuori dal coro. D'altro canto però Facebook sembra aver agito facendo semplicemente rispettare le regole che da sempre contraddistinguono la piattaforma e che chiunque è libero di respingere non iscrivendosi al sito.

La violazione delle regole

In riferimento alla vicenda, Facebook tramite un suo portavoce ha infatti motivato la sua decisione parlando di semplice rispetto degli Standard della Comunità, ovvero di un insieme di regole stilate dal social che vengono utilizzate come metro di giudizio per valutare le segnalazioni pervenute ai moderatori da parte degli utenti. Si tratta di comuni norme di buonsenso che richiamano al rispetto del prossimo in ogni sua forma, e che includono il divieto di supportare organizzazioni violente, di minacciare in modo credibile altre persone, di incitare all'odio o alla discriminazione del prossimo basandosi su etnia, religione, sesso, orientamento sessuale o nazionaltà di provenienza e molto altro.

La risposta di Facebook

Le dichiarazioni del portavoce riflettono questo orientamento: "Crediamo sia importante dare alle persone un modo per esprimersi ma al contempo vogliamo che chiunque su Facebook possa sentirsi al sicuro. Per questo abbiamo stilato gli Standard della Comunità. Partiti politici e candidati, così come singoli individui e organizzazioni presenti su Facebook devono attenersi a queste norme. Quando veniamo a conoscenza di contenuti che violano questi standard, li rimuoviamo. Quando una Pagina o una persona infrange ripetutamente queste regole, come capitato in questo caso, la rimuoviamo".

Le dichiarazioni di fine marzo

Sul perché il social abbia deciso di agire con tanta fermezza proprio ora, la spiegazione più plausibile potrebbe risalire a pochi giorni fa. A fine marzo — sull'onda della strage di stampo suprematista di Christchurch, in Nuova Zelanda — il social aveva infatti che avrebbe iniziato a porre un argine ai profili e alle pagine che contenevano messaggi riconducibili a suprematismo, separatismo e nazionalismo bianchi, equiparandole alle altre pagine di stampo violento che già il sistema tenta di rimuovere. Il gruppo in effetti non aveva parlato nello specifico dei Paesi nei quali avrebbe iniziato ad operare e per questo motivo sembrava che si sarebbe limitato a quelli anglosassoni; con le mosse di queste ore, sembra che l'attenzione dei moderatori si stia rivolgendo anche ad altri territori.