L'estate è il periodo del riposo e della villeggiatura, ma per questo purtroppo è anche il periodo peggiore per quel che riguarda le truffe collegate all'affitto delle case vacanze. Il fenomeno continua a mietere vittime da anni sempre nello stesso modo: approfittando della voglia di vacanza di gruppi di amici o famiglie e affittando loro stabili che non esistono dietro la richiesta di una cospicua caparra che non sarà mai restituita. Quest'anno però Altroconsumo, oltre a una guida che aiuta ad accorgersi in anticipo dei potenziali raggiri, ha pubblicato anche un identikit del tipico truffatore: un ritratto dei comportamenti assunti sui siti di annunci e durante le trattative da chi è in cerca di potenziali vittime.

Per Altroconsumo il tipico truffatore dice sempre di trovarsi all'estero. Chi propone la casa vacanze racconta spesso di non essere residente in Italia, ma tende contemporaneamente a mettere le mani avanti adducendo motivazioni di lavoro, anche quando non richieste. Il motivo è semplice: una premessa simile è in linea con la richiesta di bonifico internazionale che arriverà quando si tratterà di depositare la caparra.

L'associazione consiglia anche di diffidare di chi si mostra fin troppo professionale, ovvero mostri una certa fretta nell'inviare la bozza del contratto già compilata, o richieda i dati sensibili contenuti nei documenti di identità o nel codice fiscale — quando non delle vere e proprie foto. In questi casi il piano dell'interlocutore potrebbe essere un furto di identità.

Spesso i truffatori mettono fretta alle loro vittime, che così hanno meno tempo a disposizione per pensare a ciò che stanno facendo. Le truffe delle case vacanze non fanno eccezione: l'inserzionista disonesto adduce le motivazioni più disparate per spingere a concludere la transazione il più presto possibile, anche con messaggi insistenti e dietro la minaccia di ritirarsi dall'affare.

Un'altra tecnica comune utilizzata nelle truffe delle case vacanze è utilizzare nomi e concetti ben noti per rassicurare le vittime. In questo caso si tratta di Airbnb, il servizio di affitti brevi che verrà richiamato a sproposito all'interno delle conversazioni. Il truffatore potrebbe dichiarare di fare affari direttamente con Airbnb, spacciare documenti come provenienti o validati dall'azienda o semplicemente nominarla in alcuni passaggi delle comunicazioni con la vittima.

Il punto chiave è però la richiesta della caparra, il fine ultimo della truffa e la spia definitiva che dovrebbe portare a mandare a monte l'affare. Il tipico truffatore richiederà una caparra eccessiva (più del 20 percento del totale), dal momento che dopo la riscossione sparirà per sempre. Non solo: il mezzo scelto per la transazione è solitamente un servizio di money transfer oppure un bonifico presso una banca estera.

Il consiglio di Altroconsumo è di diffidare di chiunque combaci anche solo in parte con l'identikit tracciato, e in generale di tenere alta l'attenzione quando si tratta di affittare un alloggio estivo. Per farlo può essere utile seguire le 8 regole redatte in questi giorni dalla Polizia Postale per riconoscere ed evitare le truffe delle case vacanze.