In queste ore il colosso dei motori di ricerca e della pubblicità online Google ha annunciato per l'anno prossimo un cambio di passo significativo nel modo in cui raccoglierà e permetterà a terzi di raccogliere informazioni su chi naviga su Internet. L'azienda divenuta onnipresente online grazie ai suoi servizi e al sistema operativo Android ha annunciato che per vendere inserzioni pubblicitarie alle aziende non intende più utilizzare i cookie, ovvero la pratica che ancora oggi permette di "seguire" gli utenti da una destinazione online all'altra per proporre loro prodotti e servizi che hanno già mostrato altrove di apprezzare. La decisione ha il potenziale per cambiare il mondo della pubblicità online, anche perché sarà adottata anche all'interno del browser più utilizzato al mondo, ovvero Google Chrome.

Cosa sono i cookie e come vengono usati per le pubblicità online

I cookie sono piccole righe di codice che siti web e browser utilizzano per comunicarsi informazioni tra loro senza che l'utente debba intervenire. Sono utili in molti scenari – ad esempio per fare sì che siti come Facebook non richiedano in continuazione nome utente e password per l'accesso – ma possono essere utilizzati anche per tracciare i movimenti di uno stesso utente da un sito all'altro. Sfruttati in questo modo, i cookie possono servire per mostrare a un assiduo frequentatore di siti di giardinaggio delle pubblicità pertinenti al suo hobby anche quando visita siti che non sono correlati a quest'ultimo. Il sistema, moltiplicato per le centinaia di pagine visitate ogni giorno da una persona, permette di ricostruirne gli interessi in modo molto specifico: chi ha in mano queste informazioni può vendere agli inserzionisti pubblicità molto più efficaci; d'altro canto negli ultimi anni il tema della protezione dei dati personali ha reso milioni di utenti sempre più attenti a ciò che rivelano delle proprie attività online.

La mossa di Google

In questo clima radicalmente mutato rispetto a quello di soli 10 o 15 anni fa, l'utilizzo dei cookie a scopo pubblicitario è diventato una pratica mal vista da chi tutela la privacy in tutto il mondo. Non sorprende che Google abbia deciso di muoversi in anticipo per rimpiazzare l'attuale metodo con un'alternativa che permetta di ottenere risultati simili senza invadere la privacy di chi naviga. L'annuncio di queste ore si focalizza proprio su questo aspetto; se però da una parte la casa di Mountain View smetterà di utilizzare i cookie per seguire gli utenti, d'altro canto potrà continuare a farlo attraverso i servizi che propone a centinaia di milioni di persone.

La posta di Gmail, Google Maps, le ricerche Google, l'utilizzo dell'assistente vocale, le app aperte e utilizzate su Android e tutta la galassia di prodotti e servizi gratuiti del colosso di Mountain View concorrono già oggi a formare un profilo degli utenti utilizzabile a scopi pubblicitari. In futuro la multinazionale punta ad anonimizzare questi dati per impedire che formino identikit individuali degli utenti, costruendo al loro posto profili generici che si possano adattare a determinate tipologie di persone. Il sistema sarà leggermente meno preciso, ma continuerà a funzionare per proporre pubblicità mirate.

Il blocco su Chrome

L'altro importante annuncio di queste ultime ore contribuisce a chiarire la situazione. Oltre a rinunciare in prima persona ai cookie a scopo pubblicitario, Google ha anticipato che ne impedirà l'utilizzo all'interno del suo browser Chrome – che da solo è utilizzato da più di 2 persone su 3 in tutto il mondo. La mossa costringerà insomma tutte le altre aziende che concorrono con Google sul piano della vendita di inserzioni online a trovare un altro metodo per fare il loro mestiere. Ad avvantaggiarsene potrebbe essere la stessa Google, che potendo contare su decine di prodotti e servizi che raccolgono i dati dei relativi utenti può già costruire dei profili pubblicitari anche senza cookie.