3 Gennaio 2018
16:30

Google, nel 2016 traghettati 16 miliardi di euro dall’Irlanda alle Bermuda

Sono stati 15,9 miliardi di euro (19,2 miliardi di dollari) quelli che Alphabet, la parent company che controlla anche Google, ha fatto traghettare nel 2016 dall’Irlanda alle Bermuda, grazie al “Doppio Irlandese” e al “Sandwitch olandese”.
A cura di Francesco Russo

Sono stati 15,9 miliardi di euro (19,2 miliardi di dollari) quelli che Alphabet, la parent company che controlla anche Google, ha fatto traghettare nel 2016 dall'Irlanda alle Bermuda grazie al "Doppio Irlandese" e al "Sandwitch olandese", come riporta Bloomberg. Per fare questa operazione, Google si è servita di due strategie, quella irlandese e quella olandese. Semplicemente, spostando la sede dall'Irlanda presso una azienda olandese senza dipendenti, aprendo una cassetta postale nelle Bermuda a nome di un'altra azienda irlandese. Utilizzando questo stratagemma, e i due vantaggi fiscali, Google ha potuto traghettare nel 2016 il 7 percento in più rispetto all'anno precedente (tre miliardi di euro risparmiati), evitando di sottoporre a tassazione la maggior parte dei proventi.

Si chiama, in gergo, "doppio irlandese con panino olandese" e sembra il nome di un piatto, ma non è così. È invece lo stratagemma fiscale che molte aziende, e personaggi famosi, utilizzano per sottrarre gran parte dei proventi alla tassazione ordinaria. In pratica Google nel 2016 ha aumentato del 7 percento i suoi proventi grazie a questo disegno fiscale che parte dall'Irlanda, passa per l'Olanda per arrivare poi alle Bermuda con una tassazione quasi nulla. Infatti, il regime fiscale irlandese prevede un'aliquota del 12,5 percento (mentre in Italia l'IRES è del 27,5 percento); il regime fiscale olandese non applica ritenute sui canoni in uscita pagati per lo sfruttamento delle royalties; a questo vanno aggiunti i vantaggi dei paradisi fiscali, come solo le Bermuda, in cui redditi conseguiti dalla società o stabili organizzazioni sono esenti da imposizione.

"Paghiamo tutte le tasse dovute e siamo in regola rispetto alle norme fiscali di ciascun Paese nel quale operiamo" ha spiegato un portavoce del motore di ricerca in un comunicato. "Il nostro impegno rimane quello di aiutare la crescita dell'ecostistema online". Da anni Google, e altri colossi tech americani, sono nel mirino delle autorità europee ma vanno registrati anche i casi degli stati dove hanno sede le aziende che hanno preferito accordarsi per evitare cause legali. Di fronte a questo scenario, va comunque crescendo la posizione comune degli stati membri dell'UE che vorrebbe una norma utile a far pagare la tasse laddove vengono generati profitti.

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