Google potrebbe aver spiato alcuni suoi dipendenti per trovare appigli utili alla decisione di licenziarli. È l'accusa lanciata al colosso dell'informatica da parte dell'ufficio nazionale per le relazioni sindacali statunitense, che sta cercando di difendere la posizione di due ex dipendenti allontanati l'anno scorso. La storia l'aveva raccontata per prima Kathryn Spiers, informatica di 22 anni che a fine 2019 è finita tra i dipendenti licenziati dopo aver tentato di difendere i diritti dei colleghi all'interno dell'azienda; le indagini svolte negli scorsi mesi dall'organo nazionale per le relazioni sindacali USA hanno ora stabilito che nel comportamento tenuto dall'azienda ci sono effettivamente gli estremi per una denuncia.

Il caso

Spiers aveva sviluppato un piccolo software che inviava ai dipendenti dell'azienda una notifica che ricordava ai dipendenti la possibilità di organizzarsi per fare sentire la propria voce ai vertici dell'azienda in modo coordinato – e recitava solamente: "I Googler hanno il diritto di organizzarsi in attività tutelate"; Google l'ha allontanata pochi giorni dopo con l'accusa di rappresentare una minaccia per la sicurezza informatica del gruppo. Le due cose per la ex dipendente sono strettamente collegate: nei giorni precedenti al suo allontanamento – aveva riferito – l'azienda le aveva chiesto conto in tre diversi interrogatori delle sue presunte attività sindacali, peraltro protette per legge.

Le accuse di sorveglianza

L'ufficio nazionale per le relazioni sindacali in queste ore ha rincarato la dose, accusando Google di utilizzare veri e propri strumenti di sorveglianza digitale per identificare i dipendenti che agiscono contro gli interessi dell'azienda e raccogliere prove della loro attività. Nel caso di Spiers, la casa di Mountain View avrebbe infatti visionato documenti riservati ai colleghi nei quali sosteneva posizioni a favore dei sindacati. Pochi giorni dopo – è la ricostruzione dell'ufficio che combacia con quella di Spiers – l'azienda avrebbe chiesto conto alla sua dipendente delle sue attività. Per Spiers, Google le ha arrecato un danno reputazionale oltre che economico, accusandola di aver abusato della sua posizione in azienda per violarne le regole in fatto di sicurezza.

La posizione di Google

La casa di Mountain View dal canto suo non ha in programma di a scendere a compromessi: un portavoce ha dichiarato che, pur essendo intenzionato a fornire all'ufficio nazionale per le relazioni sindacali statunitense tutte le informazioni inerenti al caso, il gruppo crede fermamente che le azioni della ex dipendente fossero mirate a "minare la cultura aziendale attraverso la violazione di procedure di sicurezza e sistemi informatici interni".