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Ha senso dare la colpa ad Ask.fm? Il bullismo non nasce sul web

Wired Italia ha lanciato una petizione su Change.org con l’hashtag #VivaAsk contro l’eccessivo accanimento mediatico contro Ask.fm. Ridimensionare la portata del fenomeno online per non sottovalutare quanto cova offline. Non un capro espiatorio ma attenzione su molteplici canali per l’obiettivo comune: arginare il bullismo.
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Change.org ospita una petizione aperta per raccogliere firme in difesa del social che negli ultimi mesi è sotto accusa mediatica per i troppi suicidi che hanno riguardato teenager suoi utenti. Ask.fm è stato bersaglio facile, in quanto troppi i casi riscontrati – da  Joshua Unsworth a Jessica Laney, all'ultima in ordine di tempo, Hannah Smith  – e troppo poche le misure precauzionali che il social adotta per tutelare i propri utenti, vedi l'anonimato dei messaggi che possono essere inviati, lasciando liberi gli utenti di inveire contro altri membri del network preservando la loro identità.

Certo il fenomeno non è confinato ad un singolo social, né a tutti i network che popolano la rete che, pur con diversi gradi di protezione e sicurezza dei profili degli utenti registrati, espongono immagini, pensieri ed identità al pubblico, con i pro ed i contro della visibilità, che se ben gestita è innocua, se maldestramente amministrata può rivelarsi un'arma a doppio taglio.

Wired Italia ha sposato la causa "salva web" e "salva network" ritenendo eccessivo il clamore mediatico sollevato attorno al network Ask e troppo assolutista la posizione presa nei confronti del fenomeno del bullismo che si manifesta tramite la rete. Finora sono 100 le firme raccolte e l'hashtag #VivaAsk sta iniziando a fare il giro della rete.  Difendere il network non vuol dire abbassare la guardia sul fenomeno in rete, ma evitare di ridurre il focus solo al web, sottovalutando quanto simultaneamente cova tra i banchi di scuola ed esplode senza che le ripercussioni mediatiche siano altrettanto importanti. Il bullismo esiste anche senza il prefisso "cyber". Il fenomeno è reale ed ha grande portata, pertanto ignorarne la dimensione nella sfera off-line, non aiuta di certo a ridurne l'impatto on-line.

Wired riporta i dati della ricerca E-Abc Antibullying Campaign,  secondo la quale il 52% degli atti di bullismo si verificherebbero dentro e fuori le aule scolastiche. Il 20% dei casi avrebbe origini omofobiche (dati Arcigay), mentre per l'Ilga Europe salirebbe al 73% il numero di casi di omosessuali oggetto di discriminazione e scherno tra i banchi di scuola. I media hanno diffuso svariate notizie di pestaggi e atti lesivi nei confronti di adolescenti da parte dei compagni di classe o di scuola, fino a vedere coinvolti gli stessi docenti che dovrebbero educare ed, invece, in alcuni casi sono essi stessi artefici della violenza morale e, talvolta, fisica.  Tra le ultime notizie quella del ragazzino gay che si è lanciato dalla finestra dell'aula durante l'intervallo perché deriso dai compagni.

Questo il testo della petizione aperta su Change.org:

Direttori di testate giornalistiche e media italiani,
Basta incolpare Ask.fm e la Rete. Il bullismo non si risolve chiudendo un sito Internet. Ask.fm è un piattaforma di interazione sociale in Rete nata nel 2010. Ha più di 70 milioni di utenti registrati, la metà dei quali ha meno di 18 anni. Piace particolarmente ai più giovani perché dà la possibilità di entrare in contatto con persone nuove e di conoscersi con un immediato sistema di domande e risposte. Invece di pubblicare foto, video o stati d'animo come succede su Facebook e Twitter, su Ask.fm non bisognare fare altro che rispondere o concedere il proprio ‘like' a risposte altrui. In seguito a una serie di fatti di cronaca – il più eclatante è stato il suicidio dell'adolescente britannica Hannah -, si sono susseguite richieste per la chiusura della piattaforma, accusata di incoraggiare il cyberbullismo.Ask.fm è uno spazio, come molti altri online e soprattutto offline, in cui i più giovani parlano delle loro passioni e interessi, danno sfogo alla loro curiosità e ai loro istinti. Come in ogni spazio si registrano episodi di violenza verbale che si propaga incontrollata senza l'intervento degli adulti. In Rete il termine è appunto cyberbullismo. Offline si parla semplicemente di bullismo. Chiudere un portale per arginare il fenomeno equivarrebbe a chiudere una scuola o un qualsiasi spazio di aggregazione e ricreazione.Cari media, vi chiediamo quindi di non sostenere questa linea e di non incolpare Ask.fm (e le altre piattaforme di socializzazione online) come la radice del problema.
Cordiali saluti,
[Il tuo nome]

  

Condivisibile o meno la petizione lanciata, la portata del fenomeno non può essere ridotta chiudendo un sito web, che sia Ask.fm oggi, o un altro domani. Dentro e fuori la rete il bullismo passa attraverso gesti e parole di coloro che prima di essere utenti della rete sono figli e discenti, ed è dovere di chi li educa – genitori ed istituzioni scolastiche – informarli e formarli perché conoscano il fenomeno e condividano l'indignazione verso tutte le sue forme.

Certo sedere dietro un monitor incoraggia gesti che dal vivo – offline  – richiedono meno inibizione, quindi la rete aiuta ad amplificare la portata del fenomeno, ma non lo esaurisce.

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