Non sono più solamente gli Stati Uniti a preoccuparsi per la riservatezza dei dati che circolano sulla piattaforma di condivisione video TikTok. Da settimane ormai esponenti e rami del governo USA manifestano la propria diffidenza nei confronti dell'app e dello sviluppatore ByteDance, ma a partire da oggi anche in Italia c'è chi chiede alle autorità competenti di attivarsi per scandagliare il software di origine cinese in cerca di eventuali punti deboli per la privacy di chi lo usa. Si tratta dello stesso garante per la privacy nostrano, che nella giornata di oggi ha chiesto al Comitato europeo per la protezione dei dati personali di assemblare un gruppo di lavoro dedicato esclusivamente a TikTok.

Nella lettera inviata al Comitato europeo dal Garante nostrano si fa notare come "siano già pervenute all’Autorità italiana alcune segnalazioni in merito alle possibili vulnerabilità che presenta questa app per smartphone", e come "anche altre Autorità, come l'Ico inglese e l’Ftc americana, abbiano già proceduto ad avviare indagini autonome. L'Autorità italiana presieduta da Antonello Soro dunque fa probabilmente riferimento ai sospetti già messi nero su bianco dai soggetti citati nella lettera inviata al Comitato — ovvero che TikTok possa conservare e spedire i dati sensibili degli utenti iscritti in Cina, dove non godrebbero della stessa protezione della quale godono in territorio europeo.

Lo sviluppatore ByteDance ha già assicurato tempo fa che TikTok non opera in quel Paese (dove è invece presente un'app gemella, Douyin) e che l'infrastruttura tecnica sulla quale sono memorizzati i video e i dati degli account risiede altrove — ma sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito le indagini delle rispettive autorità sono partite ugualmente. L'intervento del Garante italiano ha dunque lo scopo di spingere i membri dell'Unione Europea ad avviare un'azione simile in modo coordinato: il Comitato europeo per la protezione dei dati personali raduna infatti sotto di se tutte le Autorità della privacy dei Paesi UE e si muove in questo senso con la forza dell'intera Unione. La questione dovrebbe essere posta — come da richiesta del Garante italiano — all'attenzione della prossima riunione plenaria, che si terrà a Bruxelles il prossimo 28-29 febbraio.