chicago tribune offline gdpr

Dal 25 maggio il GDPR è ufficialmente in vigore nell'Unione Europea a 28 stati e non sono state poche le difficoltà segnalate nella giornata del debutto del nuovo "Regolamento generale sulla protezione dei dati". Difficoltà che si sono presentate nonostante il regolamento fosse stato approvato nel 2016, dando modo a tutti coloro che avessero l'obbligo di adeguamento di allinearsi. A quanto pare, coloro che ne hanno fatto le spese maggiori sono stati alcuni siti di notizie localizzati negli Usa che, dal giorno dell'entrata in vigore del regolamento, sono ancora inaccessibili dagli utenti europei. Sono i siti del Chicago Tribune, Los Angeles Times, New York Daily News e ancora Baltimore Sun, San Diego Union-Tribune. Siti che fanno riferimento ai proprietari Tronc e al gruppo Lee Enterprises di Patrick Soon-Shiong che a febbraio scorso ha rilevato, dalla Tronc, la proprietà del Los Angeles Times e del San Diego Union-Tribune per 500 milioni di dollari.

Il GDPR manda in crisi alcuni siti di news Usa, ormai non più accessibili da alcuni giorni, precisamente dal 25 maggio, giorno in cui è entrato in vigore in Europa il nuovo "Regolamento generale sulla protezione dei dati". Si tratta di siti di una certa importanza come Chicago Tribune e Los Angeles Times e anche di altri come New York Daily News, Baltimore Sun, San Diego Union-Tribune. Accedendo sui loro siti si legge la medesima frase: "Sfortunatamente, il nostro sito web non è attualmente disponibile nella maggior parte dei paesi europei. Siamo impegnati sulla questione e ci impegniamo a esaminare le opzioni che supportano la nostra intera gamma di offerte digitali per il mercato dell'UE. Continuiamo a identificare soluzioni di conformità tecnica che forniranno a tutti i lettori il nostro pluripremiato giornalismo".

los angeles times offline gdpr

Evidentemente i due gruppi editoriali, proprietari di 46 testate giornalistiche in 21 stati, si sono trovati nelle difficoltà che hanno riscontrato in tanti in Europa e per evitare di incorrere nelle multe salata previste dal regolamento (fino a 20 milioni di euro o il 4% del fatturato dell'ultimo anno) hanno preferito rendere inaccessibili i siti dall'Europa nel tentativo di essere a breve di nuovo online. Colpisce però che, a distanza di 72 ore, i siti siano ancora irraggiungibili nelle loro versioni integrali.

Il fatto è che queste chiusure sono la dimostrazione di quanto fossero in realtà impreparati al GDPR e di come tante aziende si siano ridotte al giorno prima dell'entrata in vigore del regolamento per mandare le mail di notifica ai propri utenti. Non si sa ancora se il regolamento verrà applicato alla lettera, nel senso delle multe, ma è chiaro che di fronte a multe così salate molti, come appunto le proprietà dei siti di new Usa, preferiscono chiudere il proprio sito piuttosto di correre il rischio.