Capsule supersoniche, treno del futuro, altissima velocità: nel tempo al sistema di trasporto Hyperloop sono stati dati molti nomi, anche perchédescriverlo in poche parole non è semplice. La tecnologia di trasporto ad alta velocità basata su capsule sottovuoto a levitazione magnetica sembra ancora fantascienza, ma i progetti per renderla realtà si stanno facendo sempre più concreti. La dimostrazione arriva da Virgin Hyperloop — una delle aziende impegnate nella realizzazione: pochi giorni fa il gruppo ha pubblicato un video di come immagina le stazioni e i treni di domani basati su questa tecnologia; nel frattempo però i primi test sul sistema progettato sono già stati svolti e si inizia a parlare delle prime tratte anche in Italia.

Il test negli Stati Uniti

Traguardi raggiunti e prospettive future di Virgin Hyperloop sono stati l'oggetto di una recente intervista concessa al Corriere della Sera dall'amministratore delegato Jay Walder e dall'investitore romano Paolo Barletta. L'azienda al momento è concentrata principalmente negli Stati Uniti, dove sono stati condotti i primi test a Las Vegas: grazie a un primo tunnel di prova le capsule Hyperloop hanno percorso 500 metri alla velocità di 400 chilometri orari: è ancora poco — sia in termini di distanza percorsa che di velocità massima raggiunta — ma dà un'idea di cosa sia possibile fare sfruttando la tecnologia.

Come funziona il sistema Hyperloop

I vagoni del sistema Hyperloop sono in realtà capsule che viaggiano separate a distanza di pochi secondi una dall'altra. Questi elementi vengono spediti all'interno di tubi sotto vuoto per azzerare l'attrito dell'aria che altrimenti ne limiterebbe la velocità. Le capsule stesse galleggiano nel vuoto grazie alla forza magnetica esercitata da magneti posti al bordo dei tubi; la stessa forza, tirando e spingendo in alternanza le capsule, può portare queste ultime alla velocità massima di 1.200 chilometri orari.

Nei progetti c'è anche l'Italia

Tra i partner italiani del progetto c'è il gruppo Alchimia di Barletta. È stato quest'ultimo a parlare al Corriere della Sera dei piani del gruppo nel nostro Paese. L'investimento più oneroso è nell'infrastruttura necessaria — per costruire un chilometro di tratta occorrono 60 milioni di euro. Stando a quanto dichiarato al quotidiano però si sta già pensando alle prime tratte, che saranno inizialmente brevi: si pensa a collegamenti tra i grandi aeroporti e le città, come Milano-Malpensa e Roma-Fiumicino, per percorrere i quali occorrerà meno di due minuti. Successivamente si potrà parlare di percorsi più lunghi e frequentati come Roma-Milano, che secondo Barletta richiederà meno di mezz'ora. I tempi però non sono brevi: negli Stati Uniti si parla di una inaugurazione intorno al 2030.