È cominciato tutto con la più banale delle azioni. Un tweet di Jen Lewis, scrittrice, diventato virale, ha scatenato l'allarme. La telecamera del nostro smartphone ci spia? Se lo stanno chiedendo migliaia di persone. Lewis ha diffuso via social network lo screenshot di un annuncio pubblicitario che raffigura una donna con il suo stesso outfit. Stessa camicia (rosa) e stessi jeans (chiari). Persino il bicchiere in mano, tutto perfettamente uguale alla realtà, tanto che se non fosse per qualche minuzioso dettaglio in più, l'annuncio parrebbe proprio strutturato sullo stesso scatto della ragazza. Il tweet, nel mondo, non è passato inosservato. E a cercare di fare luce su quello che fino a una settimana fa era diventato più che un semplice dubbio è stata Julia Lawrence, giornalista del Daily Mail.

La giornalista, con l'aiuto della figlia, ha fatto un esperimento. Insieme sono andate a vedere la vetrina di un negozio, cellulare alla mano, discutendo sul regalo del suo prossimo compleanno. Hanno commentato un prodotto esposto in vetrina. Poi, a distanza di venti minuti, quello stesso prodotto ha fatto capolino sul cellulare di Lois, sua figlia. Stesso colore, stesso modello, stesso tutto. E il dubbio, a quel punto, si è fatto reale: "Ci stanno ascoltando, ci stanno guardando", ha tuonato la ventenne. Sul fatto che il mondo pubblicitario, con l'avvento dei social media, sia cambiato, non ci sono dubbi. I motori di ricerca, facendo memoria delle nostre ricerche, propongono fra le pagine dei social network alcuni annunci mirati proprio ai nostri interessi. In soldoni, se stiamo cercando da giorni su Google l'aspirapolvere al prezzo più basso, navigando sulla home di Facebook troveremo gli annunci con il miglior prezzo. Gli inserzionisti, però, secondo quanto rivela l'esperimento del Daily Mail, avrebbero fatto un passo avanti. E ora avrebbero addirittura la possibilità di intercettare gli interessi dei consumatori attraverso il microfono dello smartphone.

Facebook, tuttavia, nega di aver mai utilizzato il microfono del cellulare per raccogliere informazioni pubblicitarie. Eppure qualche dubbio resta. Soprattutto sulla base di quella legge, la legge sulla protezione dei dati emanata nel 1998, che imporrebbe a chiunque di chiedere esplicitamente il consenso prima di procedere alla raccolta dati. Ma questa procedura sarebbe perfettamente legale. Sulla base di cosa? Di tutte quelle condizioni che al primo utilizzo di uno smartphone appena acquistato o di un'app accettiamo, magari senza dare troppo peso al contenuto. Effettivamente, sui social, ci sono parecchie segnalazioni che mettono in risalto lo stesso problema. Un ipotesi, al momento. Un dubbio. O forse, qualcosa di più.