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Tutti lontani dal cellulare e dalle connessioni a Internet, almeno per un giorno. È l'idea alla base o del Disconnect Day che si terrà sabato 11 maggio a Corinaldo, nelle Marche. L'iniziativa è la prima di questo genere in Italia: organizzata dall'associazione nazionale Di.Te (Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo), prevede che i partecipanti recidano simbolicamente il legame con i propri dispositivi elettronici ed è pensata per sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema dell'abuso di smartphone e tablet — un fenomeno che sempre più esperti accomunano a una vera e propria dipendenza.

Il Disconnect Day in realtà si potrà festeggiare ovunque: in fondo, basta avere la forza di volontà di spegnere il telefono o quantomeno rimanere lontani da social e app di messaggistica per 24 ore. A Corinaldo però sarà organizzata una serie di incontri, attività ed eventi a tema per adulti e bambini (qui il programma) e l'intera città sarà attrezzata per venire incontro alle esigenze di disconnessione dei partecipanti. Le iniziative programmate saranno sparse infatti per tutta la città, e per presenziarvi sarà necessario consegnare i propri dispositivi elettronici agli organizzatori, depositandoli in una busta sigillata e portandoli a uno dei numerosi punti di raccolta custoditi disseminati per il borgo.

In Italia — secondo un sondaggio realizzato da Skuola.net e Di.Te. — il 40% dei giovani controlla lo smartphone ogni 10 minuti, mentre un giovane su tre tra gli 11 e i 26 anni passa dalle 4 alle 6 ore al giorno online e uno su tre dagli 11 ai 14 anni ne passa almeno 10. Si tratta di percentuali allarmanti, soprattutto perché collegate a fenomeni come calo nella capacità di attenzione e a ripercussioni sulla vita sociale delle persone. Anche per questo perfino i produttori di smartphone e di app non hanno più potuto smettere di ignorare la questione: iOS e Android, così come Facebook e altri software, integrano ormai nel proprio codice un contatore per le ore passate davanti allo schermo del telefono e funzioni per avvisare l'utente che forse è il caso di riporre il proprio dispositivo in tasca.

Pezze utili solo in parte, a risolvere un problema innescato dagli stessi produttori e che però ora è diventato soprattutto culturale: quando dietro lo schermo del telefono agisce il fascino esercitato dalla prospettiva di interazioni infinite con follower e amici, non c'è funzione limitativa che tenga. La soluzione migliore è dunque affrontare la questione dalla maggior parte dei punti di approccio possibili: sensibilizzare le persone sulla diffusione del fenomeno può essere uno di questi.