Ormai sempre più dipendenti delle grandi aziende hi tech statunitensi stanno rendendo noto che non vorrebbero che i loro datori di lavoro collaborassero con l'esercito nello sviluppo di progetti potenzialmente dannosi per l'uomo. In queste ore però nel dibattito è entrato direttamente anche uno dei personaggi più influenti al riguardo — il fondatore di Amazon, Jeff Bezos. Nel corso di un incontro pubblico il CEO del colosso dell'ecommerce ha infatti ribadito che per le aziende tecnologiche collaborare con l'esercito è fondamentale, per evitare che il Paese vada incontro a "grossi guai".

Non è la prima volta in realtà che Amazon manifesta la propria disponibilità a collaborare con il governo statunitense su progetti di natura militare, anzi: il gruppo è da tempo tra i partner del Dipartimento della Difesa e sta al momento battendosi per riottenere un contratto con il Pentagono per la fornitura di servizi cloud per 10 miliardi di dollari, strappatole recentemente da Microsoft. Nell'intervento di questi giorni però il CEO del gruppo di Seattle è specificatamente entrato nel merito dei rapporti con la forza lavoro che fa parte di Amazon e di altre aziende che decidono di percorrere la stessa strada auspicata da Bezos.

"Penso che quello della collaborazione con il Dipartimento della Difesa sia un tema importante e che le persone abbiano tutto il diritto di esprimere la propria opinione al riguardo, ma è compito dei dirigenti rispondere negativamente a questi stimoli", ha affermato Bezos per il quale la questione è di sicurezza nazionale: "Credo che se il settore tecnologico dovesse voltare le spalle al Dipartimento della Difesa, l'intero Paese sarebbe nei guai — e questo non può avvenire".

Il caso più eclatante di protesta interna alle aziende della Silicon Valley sulla questione si è verificato dentro a Google, quando i dipendenti sono riusciti a riportare il colosso delle ricerche sui suoi passi dopo aver reso noto che stava sviluppando un drone militare per il governo. Amazon sembra però voler resistere a tutti i costi a questo tipo di pressione: è accaduto in passato — quando gli impiegati hanno chiesto al gruppo di smettere di fornire i propri servizi al servizio immigrazione statunitense — e dalle parole del suo CEO sembra che avverrà anche in futuro.