Che Facebook tenesse particolarmente a registrare la posizione geografica dei suoi utenti è chiaro da tempo, ma da qualche ora è chiaro fino a che punto il social sia disposto ad arrivare pur di ottenere queste informazioni. È la rivelazione che arriva da una lettera inviata dalla stessa azienda ai senatori degli Stati Uniti, nella quale viene specificato che Facebook registra la posizione degli utenti anche quando questi disattivano la geolocalizzazione tramite GPS, tracciandoli in ogni momento anche quando potrebbero pensare di essere al sicuro.

Tutti sono tracciati

Il documento, richiesto dai Sentori all'azienda e diffuso sui social in queste ore, sta facendo il giro di Internet per le affermazioni che contiene: al suo interno Facebook spiega infatti di avere diversi modi di ottenere la posizione del suoi utenti, e di questi solamente uno – quello che fa affidamento sull'antenna GPS o sulle reti WiFi alle quali si è connessi – si può disattivare. Il secondo metodo sfrutta alcune delle funzionalità di Facebook come le risposte agli eventi, i tag geolocalizzati o le informazioni sulle registrazioni in luoghi di interesse o esercizi commericali, anche quando questi ultimi sono applicati dagli amici. Il terzo metodo utilizza gli indirizzi IP dei computer e degli smartphone che utilizzano il servizio: questi ultimi sono indirizzi univoci e temporanei che vengono assegnati automaticamente a ogni dispositivo connesso a Internet, ma che al loro interno contengono informazioni approssimative sul luogo dello snodo di interscambio dati dal quale ci si connette alla Rete. Vien da sé che nessuno – neanche chi disattiva del tutto il GPS e il WiFi sul telefono – può veramente evitare di essere tracciato da Facebook, a meno di non smettere di usarlo.

Il sistema era noto

In realtà che il social registri in autonomia queste informazioni è noto da tempo: il gruppo vi fa riferimento nei termini del proprio servizio e ad esempio, scaricando la banca dati relativa al proprio profilo utilizzando l'apposita funzione messa a punto anni fa dal gruppo, gli indirizzi IP appaiono chiaramente. Nella lettera viene spiegato un altro fatto parzialmente noto: che queste informazioni vengono utilizzate per proteggere gli utenti da tentativi di intrusione (ad esempio capendo quando qualcuno tenta l'accesso all'account di una persona dall'altra parte del mondo), ma che lo stesso sistema di raccolta dati viene utilizzato per somministrare pubblicità più pertinenti – ovvero un'attività dalla quale Facebook trae la totalità dei suoi profitti.

Le reazioni: "Vanno fermati"

Anche per questo la lettera sta generando comunque reazioni indignate, segno che la evidentemente la comunicazione di Facebook su questo aspetto del suo social non è stata poi così chiara finora. Tra queste non poteva mancare quella del senatore repubblicano Josh Hawley, che da tempo ha ormai intrapreso una crociata contro le grandi aziende del settore tecnologico, e che non ha tardato a scagliarsi contro Facebook per la vicenda: per il politico, Facebook ha dimostrato che gli utenti "non hanno controllo sui propri dati personali" ma che il problema "è comune a tutto il settore, ed è precisamente il motivo per cui il Congresso degli Stati Uniti deve prendere provvedimenti".