Mark Zuckerberg interviene al F8

Tutta la vita su Facebook, tutta la vita messa in fila, cronologicamente ordinata su di una linea temporale che va dalla nascita al momento attuale. Se, putacaso, condividete sul social network informazioni sui vostri famigliari, sui lavori che avete fatto, sulle relazioni amorose cominciate e finite, su nascite, morti e su tutto quanto rappresenta il cuore della vostra esistenza offline, anche queste informazioni verranno messe in riga e segnalate sulla Timeline tra i momenti importanti della vostra esistenza.

Potrete scorrere la vostra storia, rivedere le immagini, le parole, le attività che l'hanno caratterizzata… Potrete rileggere il diario della vostra vita ogni volta che vorrete e arricchirlo di informazioni, storie, renderlo una vera e propria autobiografia a disposizione di quanti vi hanno accesso.

Un tempo i diari erano segreti e le chiavi venivano custodite gelosissimamente. Guai a beccare sorelle, amici o genitori a frugare tra le pagine di una vita che doveva restare privata, raccontata sottovoce all'orecchio dei pochissimi che meritavano una fiducia che poi -quasi sempre- scoprivamo essere mal riposta. Gli attentatori al nostro diritto alla privacy sarebbero stati spennati vivi e trascinati in pubblica piazza per essere fatti oggetto di pubblico ludibrio. E invece, qualche decennio dopo, eccoci qui: a regalare parole, a strombazzare paure, sentimenti, vittorie e sconfitte, a sciorinare successi, a lamentare incomprensioni, a domandare approvazione, a cercare spettatori per risse da bacheca, a pontificare, a cercare un punto di vista originale sul mondo che possa guadagnare i like che ci condurranno al meritato e tormentato riposo, convinti di essere leader d'opinione, provocatori, contestatori, pensatori illuminati o interpreti di presunte saggezze popolari… Tutto nel tentativo di sentirsi parte di una collettività in movimento ma -al tempo stesso- protagonisti assoluti; membri di una community, ma estranei alla massa… In quella tipica schizofrenia contemporanea che ormai identifica un'epoca in cui i punti di riferimento si fanno labili e finiamo col cercare -più che mai- la vicinanza di chi abita quest'era di fibrillante desolazione.

Dal punta di vista "emozionale", la nuova Timeline di Facebook intende esaltare tutto questo, la nostra mania di protagonismo che -chissà come- va a nozze con il desiderio di condivisione e con la disponibilità ad accogliere milioni di altri galli nello stesso pollaio. Con il nuovo profilo Facebook ci sembrerà di scorrere un diario personale in versione multimediale, con tanto di immagini relative ai vari periodi, le frasi pronunciate e -a corredo- tutto quanto gli amici hanno detto di noi. Ora: provate a figurarvi cosa potrebbe contenere la Timeline da qui a 10 anni… Non vi vengono i brividi a immaginare un vita intera che vi si srotola sotto gli occhi, momento dopo momento, ricordandovi parole che non avreste mai pensato di poter pronunciare o facce di persone che -un giorno, chissà come e perché- sono sparite nel nulla? Tutto quello che avete fatto, visto, esperito, detto, fotografato, amato, confidato, condiviso, urlato, chiesto… Tutto in bella vista su quello che ormai smette di essere un "semplice" social network e si trasforma in un vero e proprio diario/ manifesto.

Tutto quello che siete verrà classificato, ordinato e registrato nell'etere in un bel pacchetto che porta il vostro nome scritto sopra. Un pacchetto pronto per essere spedito e venduto a pubblicitari, investitori, inquirenti e similari…

Inutile negare che tutto questo solleva enormi quesiti in materia di privacy, e soprattutto ripropone con maggiore urgenza quel gigantesco problema riguardante la proprietà dei dati. Possibile che una piattaforma, per il semplice fatto di offrire un luogo in cui inserire e organizzare alcune informazioni -di fatto- poi le possegga? In realtà le cose non stanno esattamente così, nel senso che Facebook non è "proprietario" dei dati, ma ha licenza di utilizzare la quasi totalità delle informazioni inserite sulla piattaforma, salvo diversa specificazione da parte dell'utente. Il punto è che con l'attivazione della Timeline (ritardabile, ma non opzionale, è bene ricordarlo…) considerata la natura dello strumento e la miriade di informazioni che arriverà a contenere sarà sempre più difficile stabilire i confini tra ciò che è solo nostro e ciò che -invece- appartiene a chiunque possa vederlo.

Certo, per raccogliere informazioni Facebook sarà sempre costretta a ottenere il permesso dei suoi utenti, ma sembra essere disposta a offrire lauti incentivi per ottenere quei permessi. E quale miglior incentivo (oggi) dello sventolio di applicazioni futuristiche e ritrovati tecnologici capaci di rendere la nostra vita più facile, leggera e divertente? Quanti sapranno resistere alla tentazione di dire "ma sì, fai dei miei dati quello che vuoi ma fammi usare quell'applicazione…".

Senza voler cedere a facili allarmismi si tratta, però, di studiare a fondo la situazione e individuare quale sia il modello di protezione che più si confà a ciascuna esigenza e, seppure i pubblicitari estrapoleranno informazioni per scoprire quali film piacciono di più, quali artisti sono più ascoltati, qual è la marca di detersivi più apprezzata e che umore tira tra gli utenti riguardo il clima politico non è poi questa gran tragedia, magari impareranno a offrirci "consigli per gli acquisti" più mirati e meno bombardanti, onnipresenti, fastidiosamente inutili e ridondanti. O magari (e sarebbe un miracolo) capiranno che c'è bisogno di politici serie perché la gente ne ha abbastanza di traffichini e saltimbanchi…Chissà, magari da questo punto di vista non tutti i mali potrebbero venire allo scopo di nuocere… Magari -per una volta- ci va bene e il mondo migliora un po'. Magari…

Non ha più senso parlare di riservatezza online, le norme sociali sono cambiate

Mark Zuckerberg
Ma il problema, in realtà, è un altro: è che se un uomo solo -in questo caso Mark Zuckerberg- è in possesso dei dati riguardanti più di 800 milioni di vite e (potenzialmente, in via del tutto teorica), potrebbe farci quello che vuole in barba a qualsiasi regolamento… Perché nessuno si prende la briga di fargli due domande due, di mettere tre o quattro paletti legali e pretendere -che so- una decina di rassicurazioni sulle questioni più sensibili? Non è che -magari- è arrivato il momento di chiedere qualche chiarimento e farci dormire sonni tranquilli, invece di continuare a baciargli le mani mentre lui sorride aggettivando con "pretty cool" tutto quello che fa?

Il desiderio di privacy sta mutando, e questo è vero, ma se è vero che le persone non hanno più problemi a mostrare certi sentimenti, gusti, emozioni ad amici e conoscenti, non è detto che non abbiano problemi a mostrarsi a Zuckerberg & Co. Una cosa è decidere di voler essere conosciuto e "indagato" da chi decidiamo di ammettere alla lettura del nostro diario, altra cosa è offrire tutto ciò che siamo, facciamo, pensiamo e vogliamo a freddi analisti che si occuperanno di passarci al microscopio per scoprire quale sarà la nostra prossima mossa.

Finché si tratta di capire quale detersivo per il viso preferiamo, quale film abbiamo gradito o cosa pensiamo della situazione politica è un conto (ammesso di vivere in uno stato democratico, altrimenti anche le opinioni politiche vendute al miglior offerente potrebbero rappresentare un problema…), ma quando si tratterà di carpire informazioni riguardo (che so) un momento di debolezza economica per poi "vendersi" quella difficoltà a degli istituti finanziari, di individuare un momento di debolezza emotiva per proporre percorsi "spirituali" di dubbia natura, o di sfruttare la pubblicizzazione di una malattia per vendere cure e cliniche varie… Allora che si fa? Ci appelliamo al solito refrain: ognuno pubblica quel che vuole ed è responsabile di ciò gli che accade dopo, o proviamo a metterli due paletti due?

Il punto è che al di là degli scenari più apocalittici, la Timeline solleva dubbi di ordine etico, fosse anche solo per il fatto che per trasformare tutta la mole di dati che ci riguardano in un percorso coerente e navigabile, Facebook dovrà manipolare le informazioni in maniera diversa e decisamente più approfondita e, attraverso le applicazioni, coloro che hanno interesse a vendere un qualunque bene o servizio potranno accedere ai dati degli utenti che sceglieranno di utilizzarle. Questo, lo sappiamo, è un vecchio problema, ma ora con tutte le informazioni che Timeline rende visibili, il problema, un tempo marginale, si fa macroscopico. Infatti, tutti i dati che, finora, erano rimasti sepolte in qualche anfratto del social network o in pagine ormai dimenticate in cui-anche potendo- nessuno rimestava più, verranno improvvisamente riportati alla ribalta. Ed ecco che ci ritroveremo a dover modificare le impostazioni della privacy di vecchie foto, vecchie dichiarazioni di cui non avevamo neppure memoria ma che ora (essendo visibili a tutti) sarebbe meglio rettificare o quantomeno nascondere…

In sostanza, Facebook sottolineerà particolari della nostra vita prima quasi invisibili e della cui pubblicazione potremmo non essere felici. Particolari che contribuiranno a offrire un profilo di noi sempre più completo e approfondito non solo agli amici, ma anche a chi con quel profilo intende farci molto più che "conoscerci".

Insomma, volendo essere lucidi e obiettivi, ci sono una serie di interrogativi che è obbligatorio porre e porsi. Consapevoli che d'ora in poi sarà sempre più difficile uscire da Facebook e che il social network rischia di diventare davvero sinonimo di Web.

Personalmente, ho sempre visto Zuckerberg come un novello Alessandro Magno: un giovane uomo intenzionato a riunire il mondo sotto il proprio vessillo. E se il mondo fisico è (forse) impossibile da dominare in solitaria, quello cibernetico è in buona parte conquistato e l'invenzione di Timeline non farà altro che consolidare la presenza nei territori occupati.

I sudditi, del resto, gli sono fedeli, e seppure tra deboli proteste continuano a scegliere di seguirlo. L'importante è non farsi trascinare più in là di quanto non si desideri andare.