(Foto: Bonhams)
in foto: (Foto: Bonhams)

È rimasto invenduto uno dei cimeli più curiosi tra quelli relativi al compianto Steve Jobs, cofondatore ed ex numero uno di Apple: un documento scritto a mano da Steve Jobs, una sorta di offerta speciale indirizzata a un amico nella quale il futuro Ceo descrive e prova a vendere un esemplare di Apple I, ovvero il primo dispositivo prodotto da Apple. Il cimelio, messo all'asta in queste ore da Bonhams, ha ricevuto un'offerta massima di 28.000 dollari, apparentemente elevata ma in realtà insufficiente perfino a raggiungere il prezzo di riserva dell'articolo — ovvero il prezzo fissato in precedenza e sotto al quale il bene in vendita non può essere aggiudicato.

Il manoscritto risale al 1976 e contiene quella che oggi definiremmo una lista delle specifiche tecniche del dispositivo, che nel 2018 gli appassionati probabilmente conoscono a memoria ma che allora andava spiegata come si deve, con tanto di elenco dei microprocessori supportati. In particolare l'enfasi di Jobs va sugli 8K di memoria RAM a disposizione del dispositivo, circa 8mila byte che ai tempi rendevano il gadget tremendamente versatile ma che oggi impallidirebbero di fronte agli 8 miliardi adottati su molti moderni pc e su alcuni smartphone. In offerta c'erano sono solo manuale e scheda stampata: monitor a tubo catodico, tastiera e forse anche microprocessore andavano acquistati altrove. In allegato al documento ci sono anche due fotografie Polaroid. Nella prima è ritratto un modello di Apple I, presumibilmente proprio il modello in oggetto; nella seconda l'immagine di un monitor che mostra il sistema in funzione guidato dal linguaggio Basic scritto da Steve Wozniak.

Il secondo punto centrale dell'offerta però secondo Jobs era il prezzo di 75 dollari, definito "un vero affare" non a torto: uscito sul mercato proprio nel 1976, in effetti Apple I costava 666 dollari nella sua edizione commerciale e riservata al pubblico, quasi dieci volte tanto. Qualche decennio dopo, il prezzo è salito vertiginosamente: calcolando l'inflazione, i 75 dollari chiesti da Jobs sono diventati circa 300 dollari, ma restano un'inezia se si pensa che nelle ultime aste i prezzi dei pochi modelli ancora funzionanti hanno toccato quota 670.000 dollari.