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Legge di Stabilità, cancellato lo sviluppo della banda larga

Anche nelle sue ultime ore di vita il Governo Berlusconi ha confermato la sua miopia nei confronti della banda larga, a quanto pare non avvertita come un’esigenza primaria per i cittadini. Nonostante il contributo prezioso che il web può dare alla crescita economica del nostro Paese, internet continua a non essere un problema per la classe dirigente. Le speranze ora sono rivolte verso Monti.
A cura di Angelo Marra
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Nell'ultimo capitolo della storia di questo esecutivo ancora una volta la rete è scomparsa dai progetti economici a breve termine. Nonostante la prima bozza della legge di Stabilità prevedesse la voce “Progetto strategico per la banda larga e ultralarga”, come nella migliore delle tradizioni si è trattato di un fuoco di paglia, un falso allarme. Sarà forse per rendere la manovra più snella o più semplicemente a causa della scarsa predisposizione dell'esecutivo allo sviluppo tecnologico italiano, fatto sta che il digital divide è di nuovo scomparso dall'agenda del Paese.

Poco importa se l'ultimo rapporto McKinsey abbia certificato, laddove ce ne fosse ancora bisogno, il ruolo chiave che internet sta avendo nelle economie in cui si registra una maggiore penetrazione della rete, come in Inghilterra o Svezia dove il web contribuisce al 6% del prodotto interno lordo.

Poco importa se tutto il mondo aziendale (oltre che quello dei semplici cittadini) stia chiedendo a gran voce e da tempo immemorabile che l'Italia colmi il gap tecnologico che ci allontana sempre di più dai nostri partner europei.

Poco importa se già nell'ultima manovra economica, gli 800 milioni di euro (comunque insufficienti) promessi dal Ministro Romani e derivanti dai lauti incassi della vendita delle frequenze siano stati all'ultimo momento dirottati su altre spese lasciando a bocca asciutta chi attendeva con ansia che l'Italia si rimettesse in carreggiata, livellandosi al mercato 2.0 che rappresenta ormai l'economia del futuro.

Dopotutto, in Italia abbiamo le televisioni, a cosa serve internet? Perchè sostenere un mezzo che potrebbe scippare al tubo catodico il primato dell'informazione pubblica, correndo così il rischi di avere un elettorato ed una società davvero libera e informata e danneggiando gli interessi dei soliti nomi?

Mentre bilanci impressionanti vengono destinati ad infrastrutture fisiche come strade e ponti (come quello sullo Stretto di Messina, già costato un patrimonio senza che sia stata posata una sola pietra), le autostrade virtuali dell'informazione, la possibilità che piccole e grandi aziende possano affacciarsi al mercato internazionale in maniera davvero concorrenziale, il sostegno alle giovani e e promettenti startup italiane sembrano parte di un progetto che non ha interessato il Governo Berlusconi per tutto il corso della legislatura, compreso l'atto finale, coerente con l'operato degli ultimi anni.

Ovviamente la cecità dell'ormai ex esecutivo non è una condizione che si può più affrontare con il solito spirito italiano di santa rassegnazione. A differenza di questo governo la rete non può più accettare questo stato di cose, ecco perchè l'ultimo Internet Governance Forum svoltosi a Trento è stata l'occasione per fare il punto della situazione e stabilire le strategie future. Archiviata la parentesi giurassica dell'era Berlusconi, le speranze ora sono tutte concentrate verso il neo Presidente del Consiglio Monti, a cui i partecipanti all'IGF hanno inviato una lettera aperta per porre l'accento sull'urgenza non più procrastinabile di un piano strategico per la banda larga in Italia.

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