"Licenziate Mark Zuckerberg". È l'imperativo due notti fa è comparso a caratteri cubitali sulla facciata dell'hotel Nia di Palo Alto, albergo che ieri ha ospitato l'annuale riunione degli investitori della sua Facebook. Il mittente del messaggio è uscito immediatamente allo scoperto per rivendicare l'azione: si tratta del collettivo Fight for the Future, che ha proiettato l'immagine del CEO sulla facciata dell'hotel e lanciato al contempo l'hashtag #firezuck, licenziate Zuck, per rendere ironicamente la protesta il più social possibile.

Al centro delle rimostranze dell'associazione ci sono la gestione e l'impostazione generale del social, controllato "da un solo individuo che detiene la maggioranza assoluta delle azioni con diritto di voto", e guidato da un team che "nonostante quanto annunciato sembra non avere intenzione di intraprendere alcun percorso di riforma". Fight for the Future si riferisce alle violazioni in fatto di privacy e agli scandali che hanno investito la società negli ultimi mesi (ma spesso si riferiscono ad attività in atto già dalla fondazione del social).

Il motivo per cui il collettivo ha messo in scena la protesta proprio in questa occasione è semplice: una proposta per rimuovere il numero uno di Facebook dal suo ruolo era già partita ad aprile proprio da alcuni investitori, e ancora prima nel corso di una simile riunione nel 2018. Le motivazioni che guidano le azioni di Fight for the Future sono chiaramente diverse da quelle degli investitori, ma evidentemente l'associazione sperava di trovare alleati dalla parte della barricata di chi nella piattaforma ha interessi economici.

Il meeting in effetti si è già concluso, con il rifiuto di tutte le mozioni più vicine alle proposte del collettivo (tra le quali la nomina di un presidente del consiglio di amministrazione indipendente e la divisione del gruppo Facebook in più aziende). Il messaggio lanciato da Fight for the Future continuerà però anche nei prossimi mesi a polarizzare l'opinione pubblica nei confronti del futuro del social e della sua leadership: "non esiste una soluzione unica e definitiva ai problemi di Facebook" si legge nel comunicato del gruppo "ma possiamo iniziare dicendo chiaramente agli investitori, ai piani alti dell'azienda e all'intero settore tecnologico che ne abbiamo abbastanza, e che nessuno dovrebbe essere immune dalle conseguenze delle proprie azioni".