In quello che senza dubbio sarà un colpo durissimo per l'azienda cinese, l'India ha deciso di bloccare TikTok, WeChat e altre applicazioni cinesi all'interno del paese perché accusate di mettere a rischio la sicurezza degli utenti. Negli ultimi mesi l'India era diventato un bacino di utenti enorme per l'applicazione di condivisione di brevi video, tanto che i contenuti indiani finivano per arrivare anche nei feed di tutti gli utenti del mondo. Un totale di 59 applicazioni sono finite nelle lista nera del governo indiano, che le ha definite in grado di "pregiudicare l'integrità dell'India".

Per TikTok questa decisione è estremamente dannosa: secondo SensorTower, il 30 percento dei 2 miliardi di download che hanno caratterizzato l'app deriva proprio dall'India, i cui utenti non potranno più accedere al social network. Nel paese l'applicazione è disponibile in 14 lingue indiane. In risposta al blocco, il dipartimento indiano di TikTok ha negato di aver condiviso informazioni con il governo cinese: "Continuiamo a sottostare alla regole della legge indiana in materia di privacy". Questo non è però il primo blocco che ha caratterizzato TikTok in India: lo scorso anno il Governo ha chiesto a Google e Apple di rimuovere l'app dai loro store causa di preoccupazioni sulla diffusione di materiale pornografico sulla piattaforma, una decisione poi annullata dopo una settimana.

Le tensioni tra India e Cina sono d'altronde molto alte, in particolare in questo momento storico dopo un incidente sul confine che all'inizio del mese ha portato alla morte di 20 soldati indiani. Questa situazione, unita ai nuovi attacchi a TikTok in merito alla privacy, ha portato alla nuova ritorsione dell'India nei confronti dell'app. Presa di posizione che vorrebbe prendere anche il Governo americano, che già ha chiesto ai suoi organi militari di non utilizzare l'app proprio per le supposte problematiche relative alla privacy. E se da un lato il collegamento con la Cina non sembra essere un problema – l'app è occidentale, i server non sono in Cina e nel paese asiatico è attiva un'app "gemella" – dall'altro i comportamenti sospetti dell'applicazione sono ormai stati sottolineati da più voci.