Un contratto per salvare Internet dalle minacce alla privacy, dalle fake news, dalle manipolazioni e dalla possibilità che diventi uno strumento di esclusione nei confronti delle zone meno sviluppate del pianeta. È l'ultimo piano di Sir Tim Berners-Lee, l'inventore del world wide web che fin dalla sua nascita nel lontano 1989 ne segue lo sviluppo (con uno sguardo che negli ultimi anni si è fatto sempre più preoccupato).

L'ingegnere informatico ha annunciato in queste ore il suo Contract for the Web, un documento sul quale hanno lavorato per un anno 80 organizzazioni formulando una strategia articolata in nove proposte concrete – divise equamente in tre categorie rivolte rispettivamente a governi, aziende ed individui – con lo scopo di contrastare la spirale di negatività, opacità e manipolazioni nella quale sta venendo risucchiato il web ormai da anni.

Contract for the Web: i nove punti

Ai Paesi viene chiesto di assicurare a tutti l'accesso alla Rete, di mantenerne i contenuti completamente e costantemente a disposizione e di rispettare e proteggere il diritto degli utenti a alla privacy online e alla gestione dei propri dati in Rete.

Alle società che operano nel settore viene chiesto di contribuire a diffondere e rendere abbordabile in tutto il mondo e l'accesso a Internet, ma anche di rispettare e proteggere la riservatezza degli utenti. Soprattutto però stando al Contratto alle aziende spetta il ruolo di sviluppare tecnologie che supportano il meglio nell'umanità ostacolando il proliferare del peggio – qualcosa che secondo Amnesty International gli attuali attori del settore non stanno facendo esattamente al meglio.

Ai cittadini viene infine chiesto di impegnarsi per creare contenuti di valore e collaborare sul web in modo costruttivo per renderlo un luogo degno di essere frequentato; di costruire comunità rispettose dei dibattiti civili e della dignità umana, e di combattere ciascuno nel proprio piccolo per il destino del web.

Per Berners-Lee è chiaro che la maggior parte della responsabilità debba ricadere su governi e aziende, che "controllando il modo in cui si sviluppa il web possono assicurarsi guadagni e potere"; in fin dei conti però sono le persone la variabile più importante dell'equazione, perché sono loro che "possono obbligare gli altri soggetti rispondere delle proprie azioni". Ecco perché chi sottoscrive il contratto sarà chiamato a rispettarlo, pena l'esclusione dalla lista pubblica dei firmatari; per il momento tra i contraenti figurano 150 aziende tra le quali anche Google e Facebook, ma sarà interessante capire quanti di questi soggetti riusciranno a mettersi effettivamente al lavoro per rispettare gli articoli del contratto e rimanere nella lista.