Dopo l’Egitto di Cleopatra e la Grecia di Socrate, il nuovo capitolo di Assassin’s Creed si addentra nell’Inghilterra del X secolo invasa dai vichinghi. Come si può intendere, il contesto storico ha un ruolo centrale nella serie di Ubisoft. Non a caso, è stato tra i principali protagonisti dell’evento in streaming dedicato al nuovo Assassin’s Creed: Valhalla, gioco atteso il prossimo 10 novembre per PlayStation 4, PlayStation 5, Xbox One, Xbox Series X|S, PC e Google Stadia. Attraverso gli ospiti che hanno partecipato al panel “History is our playground”, è stato possibile conoscere l’enorme lavoro di ricostruzione del periodo storico, tra difficoltà e soddisfazioni nel riportare alla luce un’epoca adorata dalla cultura pop, ma in parte bistrattata dal punto di vista storico.

Nel corso del panel, la squadra composta da storici (Lucie Malbos, Thierry Noël, Ryan Lavell) narrative director (Darby MacDevitt), level designer (Philippe Bergeron) e art director (Raphael Lacoste) ha raccontato i retroscena legati al rifacimento, in Assassin's Creed: Valhalla, della cultura del popolo vichingo e anglosassone, attraverso una cura per i paesaggi, le lingue, gli edifici, i personaggi, la religione. Un'incredibile mole di lavoro partita dal classico foglio bianco, che nel corso delle ricerche si è sempre più riempito di linee guida, fino a permettere un'attenta riproduzione dell'Inghilterra del X secolo. Abbiamo potuto approfondire il discorso legato alla ricostruzione dell‘ambientazione di Valhalla con un confronto diretto con lo storico Thierry Noël.

Da storico, qual è la principale difficoltà di trattare un’epoca distante, come quella dei vichinghi e degli anglosassoni, nelle produzioni mediali odierne?

Normalmente abbiamo informazioni di ogni tipo grazie alla storia, alla letteratura, all'archeologia, ma nel caso dell'era dei vichinghi – specialmente quella delle invasioni in Inghilterra – abbiamo poca documentazione a disposizione. Questo per noi ha rappresentato una sfida molto interessante. Per Assassin’s Creed: Valhalla abbiamo collaborato con un gran numero di esperti, come storiografi, archeologi, linguisti, per fare un lavoro di ricostruzione. È stato interessante lavorare a stretto contatto loro, non per solo per quel che riguarda gli elementi materiali, ma anche culturali. Abbiamo fatto un lavoro di ricostruzione della lingua degli anglosassoni e dei vichinghi tenendo cura delle basi scientifiche.

Uno degli aspetti più apprezzati dei video mostrati di Assassin’s Creed: Valhalla è la gara di bevute. Che rapporto avevano effettivamente i vichinghi con l’alcol?

Durante la fase di ricerca, abbiamo scoperto che i vichinghi facevano uso di alcol durante le celebrazioni. Sappiamo inoltre che si dilettavano in diversi giochi, tra attività all’aperto o in barca. Ci sono giochi che riguardano anche il combattimento, come delle specie di finte battaglie. Anche le gare col bere facevano parte della loro cultura. Uno degli aspetti più interessanti del Medioevo è che l’alcol era più sicuro da bere rispetto all’acqua, che spesso non era potabile. Quindi, in breve, ai vichinghi piacevano molte attività, comprese le gare col bere.

Nella cultura vichinga la religione ha un ruolo fondamentale. Nel periodo storico in cui è ambientato Assassin’s Creed: Valhalla mitologia norrena e religione cristiana entrano in contatto. Quanto e come ha influenzato questo dualismo nella ricostruzione del contesto?

Credo che la religione sia uno degli aspetti più interessanti del gioco. Gli uomini del Nord univano questioni religiose, superstizioni e credenze fino a quando non sono entrati nell’area cristiana, scoprendo un qualcosa di nuovo. Non è necessariamente un rapporto conflittuale. Alla fine ci furono molti scambi tra i pagani, ossia i vichinghi, e i cristiani anglosassoni. Come prova di questo, durante le nostre ricerche, abbiamo trovato dei reperti di piccola gioielleria. Nel dettaglio, pendenti a forma di croce tra quelli utilizzati dai vichinghi, e pendenti a forma di martello di Thor tra quelli sfoggiati dai cristiani. Penso che questo sia un ottimo esempio per capire il tipo di rapporto che avevano popoli di due religioni diverse, e per questo ne abbiamo fatto uso nel gioco.

Che differenza c’è tra i vichinghi di Assassin’s Creed: Valhalla e i vichinghi della cultura pop?

I vichinghi sono tra le figure più diffuse nella cultura pop. Possiamo trovarli nelle pubblicità, nei film e nelle serie tv. Quello che abbiamo cercato di fare con Assassin’s Creed: Valhalla è essere il più vicino possibile a quello che erano realmente i vichinghi. Questo ha portato a 3 anni di progetto, tra ricerche nei musei, sopralluoghi, letture, confronti con gli esperti, proprio per tentare di creare una rottura con la classica immagine dei vichinghi nella cultura pop.

Ci sono personaggi storici con i quali possiamo interagire in Assassin’s Creed: Valhalla?

Ci sono molti personaggi interessanti nel gioco. Per dare un esempio di ciò che abbiamo ripreso dalla storia dei vichinghi, i giocatori incontreranno qualcuno chiamato Ivar il Disossato, il quale era una figura leggendaria delle saghe, ma anche una persona iconica di quel periodo, descritta come un grande e influente leader vichingo di un enorme esercito. Sul versante anglosassone, incontreremo Alfredo il Grande, uno dei padri fondatori dell’Inghilterra moderna.

Secondo la tua esperienza, i videogiochi avranno un ruolo maggiore nella divulgazione della storia e nella diffusione di immaginari storici collettivi?

Sono stato uno storico, un giocatore e un insegnante molto tempo fa. Penso che i videogiochi abbiano il grande potere di divulgare il sapere storico. Anche se lo scopo dei videogiochi è intrattenere, regalare emozioni e anche un po' di azione, possono stimolare l'apprendimento, non solo storico. Nel nostro franchise, la storia è fondamentale, e penso che il videogioco avrà un ruolo ancora più centrale nell'apprendimento della storia. Nel caso poi di Assassin's Creed: Valhalla, abbiamo ricevuto diversi complimenti quando lo abbiamo annunciato, per il modo in cui abbiamo mostrato l’era vichinga.