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"I blog non sono un prodotto giornalistico. Sono commenti, opinioni su fatti in genere noti: è uno dei motivi per cui i blogger non vengono pagati". Le affermazioni di Lucia Annunziata stupiscono fino a un certo punto, oltre al quale si palesa in maniera chiara la scarsa conoscenza di internet e della rete da parte della giornalista di origini campane. Per carità, il suo è un curriculum di tutto rispetto e non ho certo intenzione di mettere in discussione la sua competenza nel settore della stampa ma nell'epoca dei nuovi media e del nuovo giornalismo può non essere sufficiente.

Quando il nome dell'Annunziata è spuntato fuori per la guida dell'edizione italiana dell'Huffington Post, da più parti (me compreso) ci si è chiesto il motivo di tale scelta da parte dell'editore; cosa c'entra con la rete? come può una giornalista che si è fatta le ossa in tv e sulla carta stampata, approcciare in maniera funzionale al nuovo mondo del giornalismo? Le due cose non camminano certo di pari passo. Indro Montanelli è stato uno dei più grandi giornalisti della storia italiana, eppure sono certo che davanti a internet, blog, piattaforme digitali e cotillon, anche il maestro avrebbe incontrato qualche difficoltà.

Giudizio prevenuto? Può darsi, ma neanche il tempo di mandare in rete la prima edizione dell'HuffPost Italia, ed ecco che la Annunziata compie il primo scivolone, declassando il ruolo dei blogger che non solo sono stati la ragione del successo della testata fondata da Arianna Huffington ma che sono la spina dorsale del giornalismo 2.0. A meno di non voler fare la distinzione tra chi ha il famoso "tesserino" e chi no, compiendo un salto indietro di 10 anni e bruciando in un sol colpo l'evoluzione del settore.

Nell'epoca di internet e del giornalismo digitale non ha più senso una distinzione del genere, l'unica che rimane in auge è quella tra il giornalismo di qualità e quello che non lo è, a prescindere che siano blogger, pubblicisti, professionisti ecc a produrlo. Quanto alla chiosa delle sue affermazioni, sul fatto che i blogger non vadano pagati, la Annunziata dimostra di non conoscere nemmeno la storia della sua azienda; la casa madre americana infatti è a rischio class action da parte dei migliaia di blogger che hanno collaborato gratuitamente al progetto fin quando è stato in fase di lancio e che si sono ribellati poi a tale trattamento una volta che la testata ha cominciato a monetizzare in maniera consistente, oltre alle firme, anche di un certo peso, che hanno abbandonato la piattaforma proprio a causa di questo problema.

Del resto, sull'impostazione della testata la Annunziata è stata chiara, affermando di aver addirittura "lottato" per poter avere nel giornale una struttura "tradizionale". Se questi sono i presupposti di partenza, l'HuffPost italiano non avrà certo l'auspicato ruolo rivoluzionario nel mondo del giornalismo italiano, bensì l'ennesimo prodotto concepito in maniera anacronistica ed offerto in rete piuttosto che in edicola.