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Mark Zuckerberg all’e-G8: gli occhi del mondo sono su di lui

Ecco cos’ha detto, oggi, l’uomo più potente del web.
A cura di Anna Coluccino
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Con l'intervista di Maurice Lévy a Mark Zuckerberg si chiude oggi l'e-G8 Forum di Parigi. Il primo della storia. E se a chiuderlo c'è il giovane CEO di Facebook, allora non ci sono più dubbi: è lui l'uomo più potente del Web. Infatti, al di là delle considerazioni economiche che metterebbero la sua compagnia in situazione di netta inferiorità rispetto ad altre, la verità è che il social network non teme rivali quanto ad impatto sul mondo.

Ecco perché le risposte che, oggi, Mark ha fornito sul palco dell'eG8 sono molto più che un mero aggiornamento sulle intenzioni di una delle tante compagnie tecnologiche, sono il futuro.

Tanto per cominciare, il CEO di Facebook dichiara di non avere intenzione, almeno per il momento, di lanciare la tanto chiacchierata offerta di pubblico acquisto ma, allo stesso tempo, promuove un dialogo ancor più serrato tra il settore privato e quello pubblico, sia a livello nazionale che internazionale, e specie per quanto riguarda le nuove tecnologie; "dovrebbe essere come per l'agricoltura" afferma Zuckerberg, mentre Maurice Lévy gli fa eco.

"Se dovessi individuare una sola ragione del successo di Facebook, su quale punteresti?" gli domanda Levy, "credo siano almeno due" risponde. Secondo Zuckerberg, infatti, il successo del social network è dipeso essenzialmente da due fattori: Facebook ha dato a tutti una voce, ha fatto in modo che ciascuno si sentisse importante e ascoltato e, in secondo luogo, ha permesso alle persone di condividere ogni momento importante della loro esistenza con amici e parenti, in real time.

Un altro fattore essenziale per Zuckerberg (ed è proprio qui che c'è la vera rivoluzione, il vero cambiamento di prospettiva) è l'aver consentito alle persone di essere "davvero se stesse" sul web.

La prima Era di Interent è quella dell'anonimato, ed è ciò che ha reso la rete così grande e potente: si poteva dar sfogo alle proprie sensazioni e, in molti casi, alle proprie inconfessabili pulsioni attraverso il web, protetti da un nickname a cui si poteva far dire tutto, senza alcuna conseguenza. La seconda Era è cominciata con Facebook, quando -secondo le precise parole di Zuckerberg- "con la vera identità è arrivata la vera responsabilità". Le persone hanno cominciato a voler legare ciò che dicevano a chi erano veramente, e hanno deciso di voler utilizzare Internet non più per nascondersi, ma per mostrarsi.

Il fattore che ha ingigantito l'importanza di Internet è l'esatta negazione di quello che lo aveva generato.

Stranezze della vita…

Ma c'è un altro passaggio dell'intervista che non mancherà di generare polemiche, quello riguardante l'apertura di Facebook agli under 13 i quqli, per il momento, sono formalmente interdetti all'utilizzo del social network. Zuckerberg dichiara di essere molto impegnato nel far rispettare questo limite il più possibile "chiudiamo circa 20.000 account al giorno, molti dei quali per via dell'età", ciononostante -dice- "la battaglia contro il divieto d'utilizzo per gli under 13 è qualcosa che prima o poi cominceremo a fare". Secondo il giovane CEO, infatti, le cose andrebbero molto meglio se l'educazione tecnologica partisse durante l'infanzia. Naturalmente, immagina un social network molto protetto, su misura dei più piccoli e in qualche modo "chiuso" al resto del mondo, ma di certo quest'affermazione non passerà inosservata. Zuckerberg, comunque, sembra fiducioso: "se dieci, venti anni fa avessi chiesto alle persone se avrebbero mai condiviso certo informazioni online, avrebbero detto: mai!" Inoltre, in un passaggio successivo, ricorda come -nel 2006-  il 10% degli utenti Facebook avesse protestato per l'implementazione del news feed che aggiornava gli amici su quello che stavano facendo, eppure -oggi- Facebook non sarebbe lo stesso senza.

Infine, nonostante le moltissime domande in tal senso, Mark nega che Facebook abbia avuto un'importanza decisiva nelle rivoluzioni nordafricane e mediorientali, limitandosi a a dire che le persone condividono informazioni e pensieri con i propri affetti in USA come in Africa e che, semplicemente, queste interazioni hanno effetti diversi a seconda dei contesti.

Un'ultima nota di colore: Facebook non ha intenzione di produrre device. Continuerà a concentrarsi sullo sviluppo software.

In buona sostanza, sebbene sussistano ancora molti dubbi in merito alle reale intenzioni di questo eG8 e ai cambiamenti che esso intende imporre al Web, dopo l'appassionato intervento del CEO di Facebook, una cosa è certa: la compagnia di Palo Alto rappresenta un enorme spartiacque nella storia della tecnologia.

Se ci pensiamo bene, la vita della specie umana sul pianeta può essere riassunta individuando non più di venti fondamentali turning point; momenti a partire dai quali niente è stato più come prima, e la storia è cambiata per sempre. Uno di questi momenti è senz'altro la nascita di Facebook.

Non siamo ancora in grado di prevedere con precisione quale sarà l'evoluzione dei modelli di pensiero e di comportamento introdotti dalla nascita di questo nuovo strumento, ma è fuor di dubbio che l'attenzione degli uomini più potenti del mondo -ora- è ben focalizzata su quanto Mark Zuckerberg ha da dire.

Facebook si quoterà in borsa? Cosa ne pensa il giovane CEO dell'eventuale apertura del social network agli under 13? Ha intensione di produrre qualche device prima o poi? Si sente in parte responsabile per le rivoluzioni del Nord Africa e del Medio Oriente?

Tutti vogliono sapere quali pensieri si muovano nella testa dell'uomo che si ostina a dichiarare di non riconoscersi nell'immagine che il film The Social Network restituisce di lui, ma che -ogni giorno che passa- appare sempre più simile al determinato e ambizioso personaggio della pellicola di Fincher. E non tanto per via di un presupposto cinismo o di una reale smania di successo, ma perché Zuckerberg dà l'idea di essere qualcuno che crede profondamente in se stesso e nelle proprie possibilità di cambiare il corso della storia. Ad ogni risposta appare sempre più chiaro come Mark sia del tutto persuaso che le cose andranno così come lui le ha previste: il mondo (sembra voler dire) prima o poi sarà pronto per quello che ho in mente. Ma, per ora, mi adeguo ai suoi tempi.

Questo atteggiamento può ispirare o spaventare, ma di certo non può lasciare indifferenti.

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