medievil remake

Il mese di Halloween sarà speciale per molti videogiocatori, perché vedrà il ritorno di Sir Daniel Fortesque, lo scheletrico eroe di MediEvil. Il titolo, uscito nel 1998, ha fatto la storia del parco titoli della prima PlayStation, grazie alle sue atmosfere lugubri ispirate ai film di Tim Burton e al suo umorismo irriverente, il cui protagonista è la massima espressione. Il 25 ottobre 2019 MediEvil tornerà quindi su PlayStation 4 in forma di remake, ovvero con una veste grafica aggiornata e comandi più fluidi. Un lavoro svolto dal team Other Ocean Interactive.

Non è una mossa nuova nel recente mercato videoludico: sempre più produzioni ripropongono icone del passato per nutrire il desiderio nostalgico che accomuna gran parte dei videogiocatori più maturi. È successo con Crash Bandicoot N. Sane Trilogy nel 2017; con Spyro Reignited Trilogy nel 2018; con Crash Team Racing Nitro Fueled nel 2019, giusto per citare qualche esempio.

Sicuramente, accanto al bandicoot e al draghetto viola, anche Sir Daniel Fortesque, il cavaliere senza macchia e senza mascella, ricopre un ruolo importante tra le mascotte PlayStation. In occasione dell’ultimo State of Play – dove è stata annunciata anche la data di The Last of Us 2 -, è stata rilasciata su PlayStation Store una demo di MediEvil il remake, comprendente l’intro di gioco e il primo livello ambientato nel cimitero. Noi l’abbiamo giocata, per capire fino a che punto l’effetto nostalgia sia vincente.

Un tuffo nei ricordi

MediEvil il remake si apre proprio come lo ricordiamo: sulla sinistra del manuale d’apertura scorre la storia di Gallowmere, regno minacciato dalla megalomania di Zarok, uno stregone tediato dall’ingenuità degli abitanti. Inizia così una terribile guerra, conclusa grazie al coraggio di Sir Daniel Fortesque, il campione del re. Una gloriosa vittoria ottenuta a costo della vita. Questo almeno è la storia tramandata nel tempo. Per questa ragione, il cavaliere è diventato eroe immortale nelle leggende Gallowmere, mentre il suo corpo riposa nella sontuosa cripta a lui dedicatagli.

Nella realtà, Sir Daniel è stato colpito mortalmente all’occhio da una freccia nemica appena cominciata la carica contro l’esercito dello stregone. Dunque i meriti che gli sono stati riconosciuti sono solo un’enorme bugia. Adesso il regno è nuovamente minacciato da Zarok, che decide di riportare in vita i morti per sua bramosia personale. L’unico effetto collaterale è il risveglio di Sir Daniel, che per una seconda volta avrà la chance di fare davvero la differenza. Comincia così MediEvil, gioco che fa degli scherzi del destino il suo fulcro.

È facile sorridere nuovamente a quest’incipit, riprendendo in mano il joystick ventun’anni dopo il primo incontro: un calore in petto crescente mentre giungono alle orecchie le risatine malefiche degli scheletri del menù iniziale. Persino la testa di gargoyle impegnata a darci il bentornato sulla terra dei vivi presenta la stessa voce dell’originale versione.

Oltre la nostalgia

Eppure, sollevato il velo della nostalgia, quello che si cela dietro MediEvil il remake è un titolo che forse ha oramai superato il suo tempo. Certo, sono sensazioni iniziali, che possono essere smentite dopo la prova definitiva. Tuttavia, una volta terminata la demo, il calore nel petto divampato all’inizio di gioco sembra essere sparito, lasciando le perplessità legate a un sistema di gioco che, per quanto reso più fluido, dimostra un carattere anacronistico, e un restyling grafico che affievolisce parte del fascino derivato dallo stile dark fantasy dell’originale.

I contorni spigolosi dei personaggi e i colori lugubri lasciano spazio a forme smussate e scenari saturati. Vero è che chi ha giocato a MediEvil nel 1998 era un bambino e dunque facilmente impressionabile dalle atmosfere tetre del titolo – molti sono i giocatori che all’epoca hanno giocato il titolo con un brivido di paura nei combattimenti contro zombie e mostri. Oggi quegli stessi giocatori, oramai adulti, non avrebbero alcuna sensazione del genere, ma noterebbero comunque come la nuova essenza del titolo sia più luminosa e morbida rispetto a quella dei loro ricordi. Senza la nostalgia di quel piccolo brivido, il remake perde parte del suo fascino.

Come è stato detto, quanto riportato sinora sono le sensazioni iniziali dei primi venti minuti di gioco. Un commento dunque parziale, non del tutto positivo, ma che resta curioso di giungere a una tesi definitiva quando giungerà l’uscita del gioco.